Mitski e Nothing’s About To Happen To Me: il privato che diventa universale.
I bar, posti così magici
Puoi stare con altre persone
Senza avere nessuno, ma ora
Dicono che stanno chiudendo,
quindi sto bighellonando fuori.
Guardando tutte le macchine che passano
Come un bambino che aspetta il suo passaggio (I’ll Change for You)
Quando esce un disco ho un particolare tipo di approccio. Cerco di tirar fuori le antenne e di captare le sensazioni che mi trasmette. E mi piace farlo con artisti e band di cui non so praticamente nulla. Dopo aver ascoltato e assorbito poi vado a cercare tutto sugli autori. Tutta questa premessa per dire che Nothing’s About To Happen To Me di Mitski mi ha letteralmente rapito. Raramente ho trovato una simile capacità di trasmettere stati d’animo personali in musica. Anche i generi vengono veicolati secondo dettami personali con una ricerca melodica non comune.
Forse una descrizione azzeccata dell’arte di Mitski l’ha data Alex Jung nel giornale Vulture. L’ha definita “un’artista la cui musica sembra farci entrare in un teatro d’opera privato del melodramma” con testi pieni di “furia ribollente, impulsi distruttivi, umiliazione, desiderio, crepacuore e fame”. Ancora più chiara la definizione della cantautrice Lucy Dacus che ha descritto la musica di Mitski come “davvero viscerale” oppure “connessa a una parte di sé che vuole urlare. Forse non vivi in uno spazio in cui puoi urlare, o forse non hai le parole per quello che ti è successo. Mitski riesce a creare quello spazio”.
La perfetta sintonia fra musica, parole e immagini di Nothing’s About To Happen To Me
Date queste premesse passiamo a presentare l’ottavo album della cantante con doppia cittadinanza americana-giapponese. Il primo approccio è morbido (con la presenza dell’orchestra che accompagnerà l’intero album), ma autentico perché accompagnato dalla sua band di supporto. In a Lake racconta della scelta di una grande città come luogo per ricominciare a vivere. Where’s My Phone ha una partenza indie-rock con un’apoteosi finale di chitarre rumorose. In generale l’approccio della maggior parte dei pezzi è country, mentre il precedente The Land Is Inhospitable and So Are We del 2023 aveva arrangiamenti vicini al folk.
La voce, a tratti sinuosa e malinconica, sembra trattenersi quanto più possibile prima della liberazione finale (si ascolti If I Leave). E ancora i testi si muovono tra murder ballad alla Nick Cave, fascinazioni indie in stile PJ Harvey e country che sembra più gotico che western, alla maniera di Lana Del Rey, per intenderci. Da ricordare anche le suggestioni jazz delicate e avvolgenti di I’ll Change for You.
La musicalità di Mitski non ha limiti ed è splendidamente connessa con le sue storie intime e personali. Racconta il suo rapporto col mondo, un rapporto intriso di tristezza, ma anche un modo per incoraggiarci a tracciare il nostro cammino, a trovare il nostro scopo nella vita e a non lasciare che siano gli altri a decidere per noi.
In ultimo va sottolineata la visione artistica a tutto tondo di Mitski con la realizzazione dei video legati ai singoli. Se in I’ll Change for You si sottolinea un ritratto intimo e personale, in If I Leave si percepisce una sensazione di minaccia con i componenti della band isolati in stanze di una vecchia casa. Suggestioni horror filmate con la competenza del regista Jared Hogan che rimandano a film come The Other.
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