Morrissey - Make-Up Is A LieSire

Lo recensisci tu il nuovo Morrissey? Non si è proposto nessuno…
– Ultimamente ho parlato solo di dischi belli, U2 inclusi. Potrei cambiare un po’.
– Allora fai tu. E non tirarti indietro all’ultimo momento. Se no dico a Moz che sei amico di Johnny Marr.

Morrissey: la produzione recente e i singoli che anticipano Make-Up Is A Lie.

In effetti non è che ci fosse tutta questa attesa per il quattordicesimo  disco solista dell’ex frontman e paroliere degli Smiths. Anche perché i tre singoli usciti a partire da gennaio hanno inviato segnali contrastanti. Se Make-Up Is A Lie convince con il suo melodramma esotico e Amazona riprende con discreta convinzione i Roxy Music, il problema s’intitola Notre-Dame, polpettone elettro-poplemico che adombra responsabilità terroristiche (islamiche?) sull’incendio di Notre-Dame del 2019. La ritmica insulsa attiva solo il basso ventre e i pochi versi ripetuti a nastro fanno sembrare il nostro un complottista rimbambito (una voce fuori campo ridacchia alla parola “sembrare”).

A ciò si aggiunga la considerazione che obbiettivamente l’ultimo grande disco di Morrissey è Vauxhall And I, del 1994, e l’ultimo di buon livello è Years Of Refusal, del 2009. Poi è entrata in scena una malmostosità enfatica e onnicomprensiva che è persino riuscita a rovinare l’album di cover California Son. Anche in epoche recenti le controversie sono state copiose, in particolare per la riga di concerti annullati con poco preavviso causa “estrema stanchezza” e per la mancata pubblicazione dell’album Bonfire Of Teenagers (ancora la voce fuori campo: “Esecriamo la miopia delle case discografiche dai tempi della Decca che rifiuta i Beatles;  stavolta hanno ragione loro?”).

Nonostante tutto questo (e tralasciando le esternazioni politiche), a trattare male Morrissey proprio non si riesce, visto il bagaglio di cose belle che si porta dietro e che non riguardano solo gli Smiths. Ad esempio, un suo concerto all’Alexandra Palace nel dicembre 2009 è stato fra i più belli a cui chi scrive abbia mai assistito.

E ora veniamo, con una certa preoccupazione, a Make-Up Is A Lie che, secondo i bene informati, recupera parti di un altro disco ultimato  nel 2023 e rimasto inedito: Without Music The World Dies.

Make-Up Is A Lie, che cosa pensare?

Intanto diciamo che la produzione è affidata per la quinta volta a Joe Chiccarelli (di cui si parlerà più avanti) e le musiche sono firmate da collaboratori di Morrissey bravi senza essere geniali come Jesse Tobias, Camila Grau e il rientrante Alain Whyte. Quanto ai testi, siamo nel solito ambito tra polemismo e autocommserazione, come illustra una strofa della traccia d’apertura. You’re Right, It’s Time:

Voglio andar via da chi guarda tutto il giorno  dentro uno schermo
Voglio dire la mia senza essere intrappolato dalla censura
Vado in  cerca di una saggezza che sia molto più  grande della mia
Voglio essere amato se qualcuno è in grado di farlo

Morrissey è  questo, prendere o lasciare. Ultimamente, come abbiamo visto, molti stanno lasciando, anche per questioni extramusicali (sempre la voce fuori campo dice: “Si è rifiutato di cantare a una manifestazione di Reform UK, ma mi sa che in cuor suo avrebbe voluto andarci”).  Certo, non è facile prescindere dal contesto e non lo vorrebbe nemmeno il diretto interessato, che ama la polemica più delle verdure al vapore, ma se ci sforziamo di togliere Morrissey da Morrissey otteniamo un disco migliore dei due precedenti. Soprattutto skippando dalla scaletta Notre-Dame, che resta un inciampo da caduta rovinosa con i gargoyle della cattedrale che osservano perplessi questo tipo che ripete “non staremo zitti”.

Le cose migliori del disco e quelle meno convincenti

I momenti più felici sono quelli del “ripensamento sugli anni e sull’età”(come diceva il poetone) accompagnati da doveroso tono malinconico. Ecco quindi  Headache, avvolgente ninna nanna  contro il matrimonio (ma la voce perché raspa?), oppure Boulevard, pianistica, lacrimosa e molto francese  che  s’ingolfa nei troppi suoni del finale. Stesso problema lo presenta Kerching Kerching, dove l’ineccepibile fraseggio vocale non ha bisogno di tutti quegli accompagnatori. Meglio vanno le cose nell’epica e austera ballatona folk Too Many Icebergs Ago e soprattutto in Lester Bangs, dedicata a un divisivo, geniale e sconvolto critico musicale scomparso nel 1982.  Qui Morrissey pigia sull’acceleratore della nostalgia e  al solito rende omaggio a qualcuno per parlare di se stesso, ma lo fa in modo davvero accorato e coinvolgente e la musica, per fortuna, gli va dietro.

Come ci si sente a essere te, Lester Bangs
Come ci si sente a essere te. Lester Bangs
A tremila miglia di distanza
Questo nerd si aggrappa a ogni tua parola

Quando il ritmo accelera le cose vanno meno bene, come nel caso di Zoom Zoom The Little Boy, scemina e dalla brutta elettronica giocattolo, e nella banale The Night Pop Dropped dove Chiccarelli infila troppi luoghi comuni vintage. L’unico midtempo è The Monsters Of Pig Alley strutturata su belle chitarre da America anni ’70 che però c’entra poco con il resto.

Tirando le somme…

Alla fine i problemi di  Make-Up Is A Lie  stanno non tanto (e non solo) nell’ingombro eccessivo del personaggio Morrissey, quanto nella qualità alterna del materiale, forse a causa della sua origine un po’ ondivaga, e soprattutto nelle idee banali e retoriche della produzione. Viene da pensare che se al posto di Chiccarelli ci fosse stato, ad esempio, James Ford – quello degli Arctic Monkeys- i risultati sarebbero stati più efficaci e lineari.  Un sogno impossibile giacché Morrissey odia, inutile a dirsi, gli Arctic Monkeys “creature del NME”.

E allora che si fa con Make-Up Is A Lie? Prendere o lasciare? Per questa volta si può prendere con cautela, grazie soprattutto a Lester Bangs.  Con la quasi certezza di un piccato pentimento alla prossima Notre-Dame.

P.S. Ma quella piccola croce al neon visibile in copertina alle spalle di Moz ha qualche misterioso significato?

Morrissey - Make-Up Is A Lie
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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

Di Antonio Vivaldi

Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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