Novità in casa Mumford & Sons: Prizefighter vede la collaborazione di Aaron Dessner dei National
Solo dieci mesi fa i Mumford & Sons facevano uscire Rushmere dopo sette lunghi anni di crisi e disavventure anche complesse. Nel frattempo il leader, Marcus Mumford, aveva completato, nel 2022, un discreto album solista (self-titled), al momento la prova migliore delle ultime uscite di famiglia. In casa Mumford, insomma, c’è stata grande crisi, fino a parlare seriamente di scioglimento. Il discreto successo di Rushmere ha però convinto la band a ricompattarsi e a produrre velocemente un nuovo capitolo.
In Prizefighter (Island Records) ci sono, a partire dal titolo, alcune mosse ambiziose: la produzione di Aaron Dessner, dei National, e la sua collaborazione in fase compositiva è una di queste. Inoltre, nello stupendo Long Pond Studio di Dessner (già sulla copertina di Sleep Well Beast dei National) si sono presentati molti ospiti illustri, come Chris Stapleton, Justin Vernon/Bon Iver, Gracie Adams, Hozier e molti altri. La migliore performance tra quelle degli invitati è nella title-track, firmata assieme a Vernon; si tratta di un quadretto alla Bon Iver, appena ricalibrato per il suono Mumford. Un gradino più sotto la voce di Stapleton, ben riconoscibile nel brano che d’apertura, Here.
Tuttavia, i cambiamenti sono modesti
Il blando e piacevole folk-rock e le ormai consuete harmonies in crescendo sono il pregio (e il limite) del gruppo, un trademark cui è difficile rinunciare ma che si sta ormai logorando. Un prodotto quindi gradevole, con pochi tratti innovativi, utile magari a recuperare fans perduti nelle varie giravolte stilistiche del passato, al prezzo di un po’ di noia e prevedibilità.
Prizefighter consolida il ritorno alla ribalta del gruppo, nell’ambito di un disco ancora transitorio, nobilitato dalla partecipazione degli artisti e amici di cui sopra; tuttavia, per superare una certa legnosità del gruppo, a Dessner è mancato forse il coraggio di usare più la lima e meno la colla …
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