Flipper, ovvero NichelOdeon e borda viaggiano caleidoscopici nella storia della musica.
Il progetto Flipper viene descritto come “Dai Canti delle Crociate e i Lamenti delle Vedove, a David Guetta e Sia”, e credo non ci sia modo migliore per iniziare a presentarvelo. Sui progetti del poliedrico Claudio Milano, qui ufficialmente in veste NichelOdeon, vi abbiamo già tenuti aggiornati in passato, compresi quelli in collaborazione con Teo Ravelli, in arte borda, e stavolta potremmo anche farvi passare questo Flipper come un torrenziale cover-album che spazia ovunque nella storia della musica, ma anche qui sarebbe inesatto, perché immersi in questi visionari “medley” ci sono anche nuovi brani originali scritti da Milano. Singolare anche la scelta di una versione abbreviata a 77 minuti per l’edizione in CD, rispetto ai 100 minuti della versione trovabile online (ad esempio su Bandcamp), simbolo della moderna trasformazione dei formati musicali.
Un turbine di melodie di ogni tempo e provenienza
Il concept di fondo è quello di offrire una performance vocale e sonora che unisca brani legati tra sé da nessun vincolo di parentela, per cui ad esempio nel primo brano Distopia #1 – Nobiltà Decaduta, la canzone La Fenice che già Milano aveva interpretato nel disco tributo a Rodolfo Santandrea (edito dalla Snowdonia), si intreccia con Cornflake Girl di Tori Amos o la Non, Je ne Regrette Rien di Edith Piaf,o ancora classici italiani come Mi Sono Innamorato di Te. Non pensate a cover tradizionali, ma ad una sorta di patchwork di composizioni rielaborate, utili a crearne una unica, con Milano che ha registrato le parti vocali a cappella, e borda che ha musicato il tutto con le sue basi elettroniche solo successivamente.
La lunghezza dell’album in questo caso non spaventi, i cambi di tono e ritmo sono talmente vorticosi che non c’è tempo per perdere attenzione o annoiarsi, al di là del gioco a indovinare subito la canzone trattata senza leggere pima l’elenco. Ne esce una sorta di piccola enciclopedia della musica di ogni secolo, e seppur con stile completamente diverso, potemmo quasi considerarla una rilettura italiana dell’album 1000 Years of Popular Music del chitarrista inglese Richard Thompson, che tra l’altro, in mezzo a riletture di traditional britannici e Prince o Britney Spears, riprendeva anche So Ben Mi C’ha Bon Tempo, brano del 1590 di Orazio Vecchio, qui rimodulata anche da Milano.
Il (cupo) concept di Flipper
Ma più che altro ne esce un quadro disperato delle mille sfaccettature del concetto di Paura, che è quello che ha motivato la scelta dei singoli brani, e giustificato l’idea di chiamare i pezzi con il termine “distopia”, quasi che queste canzoni (che per Milano sono “folk” a prescindere da stile, autore o epoca) raccontino una storia non controllabile dal singolo, e da qui quindi l’ineluttabile paura per la propria sorte e un futuro che ci appare inevitabilmente distopico.
Be the first to leave a review.
