Nidoja - UBQ

Il duo Nidoja diventa il quintetto UBQ.

L’enigmatico acronimo del titolo si scioglie con Underwater Bell Quintet, il che lo configura di fatto anche come nuovo nome assunto, almeno per questa occasione, dal duo Nidoja, costituito all’origine da Nicoletta D’Auria al violoncello e Domenico Monaco alle percussioni e all’elettronica. A formare l’attuale quintetto sono arrivati Eric Forsmark alle percussioni, Nicola Nesta con i suoi cordofoni orientali (oud, baglama e rubab afghano) e Giuliano Di Cesare ai fiati (tromba, flauto traverso e sax soprano).

Non conoscendo la precedente produzione in duo ci siamo accostati al disco cercando di farci una prima idea dall’esame della strumentazione, il che ci ha convinto che ci saremmo trovati davanti a una contaminazione tra tradizione classica, sonorità mediterranee, suggestioni mediorientali ed elettronica, magari con qualche accento jazz: combinazione suggestiva, ma anche rischiosa da maneggiare e amalgamare. In effetti nei circa ventiquattro minuti del disco c’è un po’ di tutto questo, ma c’è soprattutto la capacità di dare vita a un qualcosa di musicalmente unitario, pur se ogni episodio presenta le sue specificità.

Brani e suggestioni di Nidoja – UBQ

Il brano d’esordio, Underwater Bell, si apre con un ossessivo riff elettronico su cui si innestano quasi subito altre tastiere e le percussioni, ma il tono generale è presto dato dal dialogo tra questo angosciante tappeto e le melodie  ariose del violoncello, capaci peraltro anch’esse di assecondare questo clima inquietante.

Whakapapa – The Beginning Of All Things è giocato su un serrato e ritmatissimo dialogo tra baglama, violoncello e fiati, prima un flauto e in seguito una tromba che si lascia talvolta andare a “svolazzi” quasi da free jazz. Il successivo Mahsa è dedicato alla memoria di Masha Amini, la povera ragazza iraniana arrestata, torturata e uccisa per non aver indossato correttamente il velo. Qui fin da subito è il violoncello a spogliarsi dei panni occidentali per rivestire melodie segnatamente orientali, assecondato dalle percussioni e dai cordofoni, mentre la tromba si lascia andare a veri e proprio gridi di dolore: il tutto termina con un finale inaspettatamente “lirico” che sembra suggerire un messaggio di speranza. 

Deep Drops Of Silence si apre con una melodia dolcissima intonata dal violoncello su un pizzicato di baglama e un discreto tappeto di percussioni, mentre la tromba abbandona gli accenti free dei brani precedenti per adagiarsi su sonorità che stanno un po’ a metà tra Mark Isham e Nils Petter Molvær, assecondata anche dagli altri fiati.

Marcatamente orientale l’atmosfera in cui ci trascina Follow The Trees To The Ocean, con il finale contrassegnato da un ossessivo riff elettronico che prende il sopravvento sugli altri strumenti. Un analogo riff elettronico apre il brano finale, Taken By The Sun And The Wind, subito stemperato da un’altra dolcissima melodia intonata dal violoncello, col quale poi continua a dialogare serratamente: dolcezza ribadita dall’ingresso delle tastiere elettroniche, il tutto su un tappeto ritmico che periodicamente si fa più serrato, fino però a stemperarsi in un finale che sembra aprire a un messaggio di speranza e di ottimismo.

‘Maestri’ e compagni di viaggio

Non è nostro compito dilungarci sul significato “politico”, pur abbastanza esplicito, del disco. Musicalmente siamo, a nostro modestissimo avviso, di fronte ad un prodotto che certo si inserisce in un filone che ha sia illustri antenati – pensiamo al Don Cherry del post free jazz – sia attuali validissimi rappresentanti – e qui il pensiero va alle ultimissime cose di Cesare Basile o, ancora meglio, alle ultime incarnazioni dei Dirtmusic di Hugo Race e Chris Eckman con Murat Ertel. Ma i Nidoja percorrono comunque una loro strada originale in cui la tradizione occidentale – anche quella “classica” – e quella mediorientale, lungi dal semplice giustapporsi, si fondono e compenetrano armoniosamente. Come detto, il disco dura ventiquattro minuti circa. Ne avremmo “sopportato” agevolmente qualcuno di più, ma va bene anche così.

Nidoja - UBQ
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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

Di Renzo Nelli

“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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