Nostalgia avvolta nel funk e nel soul: il ritorno dei Primal Scream con Come Ahead.
Quest’ultima parte del 2024 ci riserva alcuni ritorni importanti: dopo quello dei The Cure, è la volta dei Primal Scream e del loro Come Ahead, dodicesimo album in studio che arriva dopo otto anni di pausa. E non diversamente dai The Cure, anche per i Primal Scream tocca fare il punto con il passato, il presente e un futuro tutt’altro che roseo, sebbene le similitudini si fermino qui. Se anche Come Ahead è una riflessione sulla mortalità, la resilienza e i disordini della società, i Primal Scream si avventurano nel territorio del funk e del soul, guidati dalla produzione di David Holmes. Prima uscita della band dopo la scomparsa del tastierista Martin Duffy nel 2022, è anche la prima uscita di Bobby Gillespie dopo la morte del padre, che vediamo giovane e in tenuta mod sulla copertina del disco.
Un sottofondo personale e politico
L’album si apre con Ready to Go Home, dalle tinte gospel, ispirata proprio al dolore personale di Bobby Gillespie. I testi riflessivi di Gillespie sono tra i suoi più personali fino ad oggi, e tracciano connessioni tra il passato e il presente. Tuttavia, nel corso dell’album, Gillespie bilancia i temi personali con commenti politici più ampi. Settlers Blues, in chiusura, affronta il colonialismo inglese con riferimenti storici a Culloden e Cromwell, ma con richiami espliciti al presente in Palestina. Allo stesso modo, Innocent Money offre osservazioni pungenti sulla disparità di classe e sulla nostalgia imperiale.
Primal Scream – Come Ahead: un viaggio sonoro attraverso gli anni ’70
Come Ahead attinge a piene mani dal soul e dal funk degli anni Settanta, una svolta stilistica per i Primal Scream che però si allinea perfettamente con la loro inclinazione a spaziare tra i generi. Holmes, che ha già lavorato con la band per XTRMNTR del 2000, inietta un tocco cinematografico negli arrangiamenti. L’orchestrazione è lussureggiante ed elaborata, con corni, archi e groove percussivi che dominano il paesaggio sonoro. Brani come Love Insurrection e The Centre Cannot Hold propongono riff di chitarra ispirati a Nile Rodgers e ritmi contagiosi che evocano l’epoca d’oro dello Studio 54.
I pezzi forti come Innocent Money, Love Insurrection e Melancholy Man, Deep Dark Waters (la mia preferita) incarnano bene tale ricchezza sonora. Nonostante questi elementi di spicco, talvolta l’energia viene meno, lasciando l’ascoltatore a desiderare il dinamismo tagliente dei primi momenti dell’album.
Una nostalgia a doppio taglio
Come Ahead vive di nostalgia, sia personale sia musicale. Gillespie e Holmes incanalano sapientemente le influenze soul e funk che da tempo fanno parte del DNA dei Primal Scream, ma questa attenzione al passato a volte sembra un ripiegamento piuttosto che un’evoluzione. Per i fan di vecchia data, l’album offre abbastanza interpretazioni fresche da riaccendere l’interesse, soprattutto dopo una lunga assenza. Tuttavia, fa poco per sfidare i confini di ciò che può essere un disco dei Primal Scream. È abbastanza per un dodicesimo album a oltre trent’anni dal picco di Screamadelica? A me pare di sì, nonostante le critiche possibili, Come Ahead mostra che Gillespie e i Primal Scream hanno ancora qualcosa da dire nel panorama musicale corrente.
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