Maurizio Vaiani/RosGos e il mondo buio di In This Noise.
Dietro il misterioso – e un po’ inquietante – moniker RosGos si nasconde Maurizio Vaiani, già voce della band Jenny’s Joke e che, dopo aver abbandonato il gruppo, lancia con questo nome il suo progetto solista. Dopo un album di esordio in italiano Vaiani sceglie di esprimersi in inglese e dà vita a tre dischi che rappresentano una sorta di ideale trilogia del viaggio (Lost In The Desert, Circles, No Place) per approdare oggi a questo In This Noise, tappa significativa che sembra preludere ad un rinnovato slancio creativo.
I numi tutelari di RosGos
Già ad un primo ascolto sembrano chiari i suoi riferimenti, diremmo quasi i suoi numi tutelari, da identificare con alcuni dei più influenti “maledetti” del grunge, soprattutto nelle loro personificazioni più tarde e malinconiche. Così ecco far capolino Mark Lanegan, in particolare quello più crepuscolare caratterizzato dalla collaborazione con Duke Garwood; anzi, a volte pare di sentire quasi più il secondo del primo. E poi ovviamente, in misura ancora maggiore, Layne Staley: e anche in questo caso forse più quello dei Mad Season che non degli Alice In Chains.
La complementarità di testi e musica
Si tratta di un disco in cui testi e musica si uniscono per conferire al tutto un’atmosfera di malinconica quanto spesso “tranquilla” – e non sembri una contraddizione – cupezza, una tonalità complessiva nera accentuata da una strumentazione scarna che, con un lavoro di sottrazione, ben accompagna una voce che talvolta si fa dolente sussurro. Si ascolti, a questo proposito, In The Dark – titolo quanto mai parlante – introdotta dal ritmico martellare di un piano che ne fissa fin dall’inizio il tono dominante per essere poi contrappuntato da una chitarra distorta, che presto lascia però nuovamente il piano protagonista assoluto della scena mentre la voce di Vaiani si fa particolarmente dolente.
I testi raccontano una situazione di solitudine – raramente urlata, assai più spesso sussurrata – dalla quale si cerca di uscire con una richiesta di amore. “Are you listening to my sins? Are you afraid of my sins? Are you smelling my fear?” canta in Before The Sunset, significativamente introdotta da un bordone elettronico che prosegue in sottofondo e caratterizzata da un riff di chitarra martellante. Atmosfera simile nella successiva Defeats: “Have you ever felt the pain / Maybe it’s the end / If you can see my heart / You’ll understand everything”, anch’essa caratterizzata soprattutto dal martellare di un piano.
In This Noise: un album ‘unitario’
In un disco che si presenta come assolutamente coerente e unitario segnaliamo comunque almeno un altro paio di brani: Sparkling Night, in cui Vaiani sembra aprire la porta ad una uscita da una notte che si sta facendo forse un po’ meno buia, e Your Love Blinds Me che, in particolare nel suo inizio, ci ha ricordato le tematiche di Nero Kane e anche alcune delle sue sonorità. Purtroppo dobbiamo ammettere di non conoscere la precedente produzione di Vaiani, ma ci sembra comunque di poter affermare che con questo disco abbia raggiunto, sia nella scrittura dei testi sia nella musica, un livello di maturità piuttosto notevole.
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