Rostam – American StoriesMatsor Projects

Dai Vampire Weekend alla carriera solista: Rostam approda alle  American Stories.

Sono passati ben diciotto anni da quel disco di esordio omonimo dei Vampire Weekend del 2008 che scosse non poco il mondo della musica indie (ai tempi la si chiamava ancora così), un album che, assieme al successore Contra del 2010, raggiunse anche vendite importanti in relazione ai tempi. Da allora la loro storia continua (il quinto album, Only God Was Above Us, è uscito solo due anni fa), ma il fondatore Rostam Batmanglij ha abbandonato la nave nel 2016, all’indomani del tour promozionale per il terzo album, varando a tutti gli effetti una doppia carriera da solista (utilizzando solo il nome Rostam) e da produttore. Se con la seconda il suo apporto è stato spesso richiesto e determinante, anche in ambiti decisamente più pop e mainstream, con la prima il nostro già dopo due album come Half-Light (2017) e Changephobia (2021) pareva aver surclassato i vecchi compagni in termini di evoluzione artistica e positiva accoglienza da parte della critica.

Indie-folk per riflettere sulla propria identità

Per il terzo capitolo, intitolato American Stories, Rostam si è preso più tempo, e il risultato pare essere un po’ un riassunto delle tante collaborazioni e frequentazioni collezionate in vent’anni di carriera. Intanto il titolo fa capire subito che il disco propone uno spostamento verso un indie-folk di matrice quasi roots, e di radici di fatto si parla nel disco. I testi infatti riflettono il disagio di Rostam di vivere in un paese multietnico ma profondamente diviso, e potete immaginare quanto le sue origini iraniane possano essere scomode in questo periodo. Ne esce un album che unisce folk di vecchia matrice con influenze iraniane, e forse solo nel più maestoso quanto malinconico finale di The Weight ritroverete qualche traccia dei Vampire Weekend tra i tanti suoni orientali (qui Rostam suona il saz, la caratteristica chitarra saracena usata soprattutto nel mondo musicale turco).

Un disco di chiaroscuri

Quindi da una parte brani puramente “americani” come Back of a Truck o una Different Light che addirittura guarda in zona country, dall’altra spazio ad una serie variopinta di suoni derivanti da mellotron e minimoog, e persino una  celesta con il suo tipico suono simile a tanti campanellini.

L’album ha un crescendo sonoro che passa attraverso brani oscuri come la pessimista The Road to Death, la voglia di fuga di Forgive Is to Know o la sensazione di solitudine che filtra dal racconto di  To Feel No Way. Solo Come Apart fa eccezione con il suo tono dolce e quasi ottimista. American Stories è forse un album non omogeneo e imperfetto nel calibrare i tanti sapori usati nel cucinarlo, ma è forse il suo lavoro più personale e allo stesso tempo portatore di un messaggio universale, che è forse l’unico modo per far sentire il proprio dolore da cittadino ancora prima che di uomo e artista.

Rostam – American Stories
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Scrive regolarmente di musica dal 1992 per varie testate e siti web di settore (Mucchio Selvaggio, Il Buscadero, Rootshighway, FilmTV). Nel 2009 il suo racconto La Pistola ha ottenuto la Menzione Speciale della Critica al Concorso Quaderni Rock del MEI. Nel 2010 ha pubblicato Rolling Vietnam – Radio-grafia di una guerra (Pacini Editore), nel 2017 il thriller Musical 80 (WLM).

Di Nicola Gervasini

Scrive regolarmente di musica dal 1992 per varie testate e siti web di settore (Mucchio Selvaggio, Il Buscadero, Rootshighway, FilmTV). Nel 2009 il suo racconto La Pistola ha ottenuto la Menzione Speciale della Critica al Concorso Quaderni Rock del MEI. Nel 2010 ha pubblicato Rolling Vietnam – Radio-grafia di una guerra (Pacini Editore), nel 2017 il thriller Musical 80 (WLM).

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