Royel Otis - HickeyOurness - Capitol Records

I Royel Otis raggiungono il successo a due anni dal debutto con Hickey.

Dopo appena due anni dal debutto i Royel Otis hanno generato un hype mondiale. In questo 2025 hanno conquistato un posto di diritto a Glastonbury e hanno fatto impazzire il pubblico con la cover di Murder on the Dancefloor di Sophie Ellis-Bextor, diventata subito virale. Quella del duo è una formula semplice fatta di canzoni pop che incantano per la freschezza giovanile e innocente. Sempre a proposito di cover, un’altra loro interpretazione è Linger dei Cranberries, resa credibile dalla voce di Otis Pavlovic e dalla chitarra di Royel Madden: nessun eccesso ma un tessuto sonoro fatto di riff leggeri, delicati e al tempo stesso energici.

Il duo australiano alle prese con un pop tanto leggero quanto piacevole

Ora il nuovo disco Hickey è una conferma delle peculiarità dei Royel Otis. La formula non si discosta molto dagli inizi, ma i Royel Otis mantengono la capacità di creare dei piccoli gioielli pop. Viene da paragonarli agli stuzzichini offerti durante gli aperitivi, quelli che uno tira l’altro per intenderci.
L’estetica che traspare in questo disco è ancora una volta solare e spontanea, perfetta rappresentazione di leggerezza giovanile. Non si tratta di una mera operazione di marketing e questo risulta vincente per il duo australiano. Insieme alla leggerezza ci sono le delusioni d’amore, il rapporto col mondo adulto, le aspettative degli altri. Il tutto condensato in brani che rimandano ai Cure in versione ballata pop. Il singolo Car, intriso di sole, la ritmata Say Something e  Good Times ne sono la dimostrazione migliore.

Un momento di grazia per i Royel Otis

Un album che conferma lo stile dei Royel Otis amplificando la capacità compositiva. E’ un momento propizio per la band, lasciamo che si godano i frutti del loro lavoro mentre noi ci lasciamo solleticare dai loro brani leggeri come una giornata di fine estate.

Royel Otis - Hickey
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Si definisce "un alieno" perché ha capito che tutte le sue passioni sono poco redditizie, musica compresa. Ma, oltre a suonare in varie band, ne scrive da sempre. Dal 1996 saltuariamente sulla pagina "Spettacoli" del Corriere Romagna, passando per anni preziosi col Mucchio Selvaggio, la rivista Frastuoni e infine con The Soundcheck. Cuore indomito e appassionato, curioso e volubile. Per una Guinness in compagnia non dice mai di no.

Di Beppe Ardito

Si definisce "un alieno" perché ha capito che tutte le sue passioni sono poco redditizie, musica compresa. Ma, oltre a suonare in varie band, ne scrive da sempre. Dal 1996 saltuariamente sulla pagina "Spettacoli" del Corriere Romagna, passando per anni preziosi col Mucchio Selvaggio, la rivista Frastuoni e infine con The Soundcheck. Cuore indomito e appassionato, curioso e volubile. Per una Guinness in compagnia non dice mai di no.

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