Steven Brown – In This Very WorldCrammed Disc

Oltre la memoria e l’influenza dei Tuxedomoon: Steven Brown – In This Very World

È sempre un piacere aver l’opportunità di ascoltare nuovi lavori da artisti che hanno segnato decenni di musica non convenzionale e che hanno mantenuto una coerenza stilistica e creativa che non li avrà senz’altro resi dei “cresciuti”… Questo vale per entrambi i membri di quell’evento irripetibile che furono i Tuxedomoon, ossia Blaine L. Reininger, ora residente in Grecia, e il qui presente Steven Brown, ormai da anni residente in quel di Oaxaca, in Messico, che già vide la sua ex band, i Tuxedomoon, agire sotto l’egida di Joeboy con un album da pochi conosciuto ma dall’altissimo valore artistico e musicale.

Arriva quindi, a quattro anni di distanza dall’ultimo lavoro, El Hombre Invisible, il suo nuovo In This Very World, che già dal titolo lascia intuire quanto l’attuale distopia in atto lo abbia toccato nel profondo e condotto a riassumere in musica le sue sensazioni, che dovrebbero essere universali.

Con In This Very World, Steven Brown, al quale partecipa in maniera massiccia anche Luc Van Lieshout, altro tuxedomoonico nodale, ci conduce su una altalena di influenze, stili ed omaggi che, nel suo dondolio, provoca e seduce, incanta e perturba, una geografia sonora dove le note diventano città e dove le città vestono abiti talvolta impolverati o, in alcuni casi, eleganti, non a caso, frac e dove, come mai prima d’ora, i fiati di entrambi i musicisti la fan da padroni.

I riferimenti alla contemporaneità

Stars che apre il lavoro pare essere operina da teatro Ubuesco, uno spoken molto performativo con soavi onde vocali e fiati lunari, Wordsworth si appoggia su Satie e tratteggia melodie di musica minimale lasciando una finestra aperta su un mondo possibile, Danza de la pluma mantiene una ariosità classicheggiante su un pattern elettronico reiterato, un sud America appena accennato adorna il tutto. Panic in Detroit è esattamente la cover del brano di David Bowie tratto da Aladdin Sane, ma il riferimento alla contemporaneità drammatica del luogo è perfettamente reso dall’aver spogliato l’originale dei lustrini per renderlo fotografia in bianco e nero macchiata di rosso.

Nakba è musica popolare al tramonto, quando gli alcolici sono finiti e restano solo gambe stentoree, per cui è meglio rimanere seduti ed intonare le ultime note. CCheran è polverosa ma non si concede alla siccità, voce e chitarra sono in sincrono, Waltz n° 2 è proprio quella di Šostakovič solo che qui assume caratteristiche Klezmer calate in un cabaret berlinese, Lotte Lenya danza con Fritz Lang sotto fabbriche di vedove volanti.

Pyramides, molto atmosferica, si dipana sottovoce lasciando a vocalizzi tra Cathy Berberian, Diamanda Galás e Yoko Ono la scena principale. Work è pura casa madre, sembra lasciata fuori da Desire e forse lo è, anzi no, perché è composta da Ryan Weinstein, musicista di L.A.

Steven Brown, In This Very World e le atmosfere noir

Lontano è uno spoken molto noir su una base a tratti free, tra Chandler e Castaneda. Luce è uno strumentale pacato, anche qui il lavoro ai fiati che caratterizza buona parte del disco, una esecuzione da ensamble disciplinato. Si chiude con la versione live di Nella Terra, anche qui accenni di musica reiterata, una chitarra acidula e patterns sonori da  Gysiniana dream machine, brano registrato durante il Festival La Notte Del Bandito a Bassano del Grappa. Gli ultimi tre brani hanno titoli italiani perché, a detta di Brown medesimo, sono stati ispirati da corti girati da Roberto Nanni, atipico film maker nostrano.

Un disco di musica senza fine per continuare a trascinar la nostra vita con una degna colonna sonora.

Steven Brown – In This Very World
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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che, invece, i musicisti adorano.

Di Marcello Valeri

Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che, invece, i musicisti adorano.

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