Terre Rare: come i Subsonica nobilitano il pop italiano.
Tornano Samuel Romano e compagni confermando lo stato di grazia ritrovato due anni fa con Realtà Aumentata. Terre Rare è un’altra dimostrazione di come il pop italiano, opportunamente declinato, possa toccare vette qualitative ben distanti dalle logiche commerciali dominanti.
A un mese da un modesto Festival di Sanremo il ritorno dei Subsonica è una boccata d’ossigeno necessaria, grazie a uno dei lavori più compatti e riflessivi della band torinese. Realtà Aumentata funzionava come un mosaico con tracce pensate per vivere anche al di fuori del contesto dell’album e una forte attenzione all’impatto immediato. Terre Rare abbandona questa logica, i brani dialogano costantemente tra loro richiedendo un ascolto integrale, e non intermittente, per essere apprezzati appieno.
Oggi il pop italiano è dominato dall’ottimizzazione del singolo “tormentone”, il modello Annalisa è la dimostrazione lampante di come un certo modo di fare musica operi solo per generare hit con impressionante continuità. Terre Rare compie una scelta diametralmente opposta. Qui non c’è l’urgenza di intercettare il ritornello memorabile al primo ascolto, come non c’è traccia pensata per la rotazione radiofonica. Certo non mancano i passaggi incisivi e immediati tipici della “tradizione Subsonica”, ma in questo caso ci si arriva con naturalezza, lasciando che l’ascoltatore li scopra in modo quasi fortuito.
Le nuove canzoni, i singoli già usciti e le sorprese
Dodici canzoni per questo ritratto maturo di una band inquieta, in continua ricerca e non certo seduta sugli allori. I tre singoli usciti sono più che sufficienti per garantire la riuscita dell’intero lavoro. Radio Mogadiscio, Il Tempo In Me e Straniero (Ft. Tära), tra groove trascinanti e beat serrati in perfetto equilibrio tra elettronica e impegno, confermano la capacità dei Subsonica di restare contemporanei senza perdere quel tiro che da trent’anni li rende unici nel panorama italiano.
Non mancano comunque le sorprese. Ghibli stupisce per la sua struttura: parte con una melodia avvolgente per poi scatenare un inaspettato quanto godibile inferno elettronico nel ritornello. Sarà interessante la versione live. Sul versante opposto troviamo Alisei. Ecco cosa manca davvero al pop italiano, in un contesto come Sanremo (lo confesso, è il mio guilty pleasure) un brano così si piazzerebbe verso metà/fine classifica, ma restituirebbe finalmente un po’ di speranza alla qualità. Un grazie immenso quindi a questi non più giovani paladini che dopo trent’anni hanno ancora la voglia di sperimentare e la forza di sorprendere degli esordi.
Be the first to leave a review.

