Sufjan Stevens – The Ascension

Una sintesi della musica prodotta da Sufjan Stevens in questi anni: The Ascension.

Malgrado lo iato di cinque anni che separa The Ascension, l’ottavo album in studio della ricca e variegata produzione musicale di Sufjan Stevens, dal celeberrimo e pluricelebrato Carrie & Lowell, all’americano non sono mancate le occasioni di fare bello sfoggio del proprio indubbio e multiforme talento. Ultima prova in ordine di tempo, Aporia, album elettronico dalle cadenze vagamente new age, pubblicato lo scorso aprile in cooperazione con Lowell Brams, l’amato patrigno, al quale Sufjan aveva appunto dedicato il già citato Carrie & Lowell.

Sufjan Stevens – The Ascension
Asthmatic Kitty – 2020

The Ascension, quindici brani per più di un’ora e venti di musica, è un album importante, ambizioso e monumentale. Sintesi perfetta fra il meglio di quanto prodotto da Sufjan fino ad oggi, l’album miscela con maestria una sorta di minimalismo testuale a un’avvolgente ricchezza musicale, grazie all’infinita combinazione e ricombinazione di elaborate trame sonore, prevalentemente elettroniche.

L’esito è piacevolmente spiazzante.

È la suggestiva Make Me an Offer I cannot Refuse ad aprire le danze. Fil rouge che lega pressochè tutte le tracce incluse nel disco, la riflessione attorno alla fede si declina qui nel monologo disperato di un credo vacillante alla ricerca di conferme.

Move through/to me/Show me the face of all of my dreams/Was it all for nothing?/Make me an offer I cannot refuse/Move through to me/Move like the ghost of a hazardous demon / Was it all forgiven?/ Make me an offer I cannot refuse, canta Stevens.

Ipnotica ed avvolgente  la seconda traccia, Run Away with Me, è una delicata e allo stesso tempo appassionata dichiarazione d’amore. And I say, love / Come run away with me / Sweet falling remedy / Come run away with me, recita il ritornello. La bella voce di Sufjan è la vera protagonista, stagliandosi ora in primo piano su uno sfondo appena accennato, ora divenendo un tutt’uno con la melodia in crescendo, sublimata da un tappeto di sintetizzatori.

Qualche momento di più facile ascolto in un disco complesso

Secondo singolo estratto da The Ascension, pubblicato lo scorso agosto, Video Game, è un brano senza dubbio di grande impatto ed è probabilmente di più facile ricezione rispetto alle quasi totalità delle tracce rimanenti. Interessante, seppure non rivoluzionario il testo, una sorta di invettiva contro i social networks, che malgrado la prevedibilità degli assunti, può comunque contare su una scrittura non ordinaria. I don’t wanna play / your video game /I don’t wanna be the center of the universe/ I don’t wanna be a part of that shame / In a way, I wanna be my own redeemer/ I don’t wanna play your video game, udiamo in apertura.

 

Più interessante e complessa musicalmente, Die Happy. Nonostante il testo si riduca al rafrain che si ripete per tutta la durata del brano, si rivela uno degli episodi più riusciti dell’intero lavoro.

Nella seconda parte di The Ascension Sufjan Stevens dà il meglio

I momenti forti non mancano, soprattutto nella seconda parte dell’album. A partire da Ursa Major, un piccolo gioiello musicale che gioca su continue variazioni di ritmo, fra elettronica, art pop e qua e là venature soul, sublimate da un testo intenso e spiazzante, tra amor sacro e amor profano, nel più classico stile Sufjan. For the love of God / In the shade of Ursa Major /For the life of me /I can’t account for human nature / For your information / I’m not one for controversy canta Stevens in apertura. O ancora, non posso non citare Tell Me You Love Me,  nella quale fa capolino un sample da Climb That Mountain, brano presente sul recente Aporia.

 

È  tuttavia il trittico finale a chiudere gloriosamente il disco: dalla sublime Sugar, terzo singolo estratto, disvelato solo la scorsa settimana, dalla trama musicale incandescente e con un testo tanto semplice e diretto quanto urgente e imperativo. All the shit they try to feed us / Don’t drink the poison or they’ll defeat us / This is the right time / Come on, baby, gimme some sugar /Don’t break my heart, don’t break my flow now /And all this rage has got to go now /Let’s take up this lifeline /Come on, baby, gimme some sugar, recita il ritornello quanto mai attuale in questi tempi difficili. Splendida anche la titletrack The Ascension, dominata dalla voce cristallina di Sufjan Stevens, che si staglia su una melodia minimalista ma non per questo meno struggente.

Una riflessione conclusiva sull’America odierna

(My love) Right now, I could use a change of plans /(My love) When it all falls, what’s the use of open hands? / (My love) Can you tell me this love will last forever? (Tell me you love me) /(My love) And as the world burns, breathing in the blight /(My love) What’s the point of it if morning turns into night? / (My love) Can we carry this love? It’s now or never. Pare evidente l’allusione allo stato dell’arte nell’America trumpiana, e il grido di dolore di Sufjan in Tell Me You Love Me non può che colpirci al cuore.

America chiude magistralmente il disco. Una dichiarazione d’amore disperato al proprio paese natale, che può contare su un testo complesso, ricco di metafore colte ispirate dai testi biblici, che si intreccia a un tessuto sonoro imponente e magnificamente orchestrato. Un disco bello ed essenziale in quest’anno turbolento.

Sufjan Stevens – The Ascension
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Di Mariangela Macocco

Milanese trapiantata a Parigi, fra filosofia e diritto, le mie giornate sono scandite dalla musica. Amo la Francia, il mare e il jazz. I miei gruppo preferiti ? I Beatles, i Radiohead, gli Interpol e gli Strokes.

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