Ormai veterani ma non a corto di idee: The Coral – 388.
In quest’epoca la nostalgia indie dei primi anni Duemila sembra andare per la maggiore, e non ne sono esenti i The Coral, che stanno vivendo un momento di riscoperta. Lo scorso anno è stato presentato allo Sheffield Doc Fest il documentario Dreaming Of You: The Making Of The Coral, semplicemente la storia di sei amici che lasciano la loro tranquilla cittadina natale di Hoylake, località balneare del Merseyside, alla ricerca della gloria musicale. Il resto è storia: l’album d’esordio (The Coral, 2002) fu candidato al Mercury Prize.
L’attitudine della band pesca da sempre fra psichedelia e suoni beat retrò. La loro vecchia hit Dreaming Of You ne condensava le atmosfere festaiole e i cori doo wop. Quella familiarità con il passato ha sempre contraddistinto lo stile dei Coral ed è la forza che li ha portati al tredicesimo album, 388.
Cosa è il Tascam 388
L’intento di James Skelly e compagni è ripescare le sonorità rocksteady, reggae e ska che hanno alimentato la loro passione fin dagli esordi, come annuncia già il singolo apripista Let The Music Play. Non solo: la band abbandona gli arrangiamenti virtuosi del precedente Sea Of Mirrors per un suono più grezzo e diretto. Il titolo dell’album deriva dal registratore a nastro vintage Tascam 388 su cui è stato inciso, scelto proprio per inseguire l’amato calore lo-fi che caratterizzava certe vecchie registrazioni africane: lo Zamrock, la scena rock dello Zambia degli anni Settanta, e il jazz etiope raccolto nella compilation Éthiopiques, con artisti come Mulatu Astatke. Non i mezzi di quelle incisioni — il 388 arriva solo a metà anni Ottanta — ma il loro spirito ruvido e immediato. A questo si aggiungono colori caldi e atmosfere in stile Stax in brani come Spirit Catcher e Here Come The Tears.
Alla ricerca della perduta genuinità
Suoni old-school che hanno dettato anche le regole di realizzazione: registrazione rigorosamente in presa diretta, al massimo due o tre take. Una risposta alla standardizzazione della musica moderna e alle logiche dettate dagli algoritmi, fino all’intelligenza artificiale. Quindi niente preordini né battage pubblicitari, ma una distribuzione capillare su vinile classico nero, inizialmente nei soli negozi convenzionati, recuperando una vendita per passaparola.
L’obiettivo è dunque un recupero di sonorità: riverberi tradizionali, organi Hammond e Farfisa, il calore dei cori. Una riscoperta delle origini del suono che si lega alla spontaneità del gruppo, a una leggerezza di fondo dettata dalla passione. Se cercate una risposta alle logiche commerciali del mercato e un ritorno a suoni genuini, questo è l’album che fa per voi.
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