Recensione: The Magnetic Fields - Quickies
Noneseuch - 2020

Recensione: The Magnetic Fields – Quickies

The Magnetic Fields: lo stupore continua con Quickies.

Ai Magnetic Fields ci si può avvicinare solo a patto di non aspettarsi cose scontate o, diciamo così, normali. Intanto la band è sostanzialmente formata da una sola persona, ovvero Stephin Merritt (mi raccomando, non Stephen, il nome era storpiato dal giovane Merritt per poter ricevere per posta in forma anonima materiale diciamo così, particolare…).

Recensione: The Magnetic Fields - Quickies

Noneseuch – 2020

Bostoniano di origine, newyorkese di adozione, 55 anni, atipico personaggio che si muove all’interno dell’universo rock (inteso in senso mooolto lato), con il suo armamentario fatto di piccole gemme melodiche suonate con indole prettamente acustica, chitarre, ukulele, clavicembalo e calda voce baritonale, accompagnato da un gruppo di strumentisti, che si alternano a soffici tastiere, delicate percussioni elettroniche, piano violoncello, violino.

Stephin Merritt, un artista fuori dalle convenzioni

Dunque scordatevi il classico combo formato da chitarra basso e batteria; la chitarra c’è ma è suonata sottovoce, il basso e la batteria nemmeno ci sono anche perché Merritt soffre di iperacusia, per cui i suoni troppo alti gli provocano un infinito feedback in testa e dal vivo suona con i tappi e si copre le orecchie quando il pubblico applaude. Non proprio il ritratto dell’artista rock, insomma… Eppure Merritt è irresistibile e se trovi la sintonia con il suo universo musicale in cui nulla è scontato, in cui ci si ingegna a trovare soluzioni originali e coraggiose, in cui i testi sono arguti, ironici e deliziosamente snob, allora puoi trovare dei veri tesori nascosti, in grado di dare sollievo all’anima e alla mente.

69 Love Songs

Gli album di Merritt,  sono sempre costruiti in modo singolare e con idee affascinanti: con il meraviglioso triplo cd del 1999, 69 Love Songs, opera formata da ben 69 canzoni d’amore, o il successivo I (2004), formato da 14 pezzi il cui titolo inizia sempre con la lettera I, o il quintuplo del 2017, 50 Songs Memoir, scritto in occasione del cinquantesimo compleanno del nostro, con una canzone dedicata ad ogni suo anno di vita.

Breve è bello!

Insomma, nulla di ordinario con Merritt. E anche con questo The Magnetic Fields – Quickies si rimane fuori dalle regole standard del rock, con un disco della durata di 46 minuti formato da 28 brani, alcuni corti, altri cortissimi (2.35 il più lungo, 17 secondi il più corto), sveltine sonore appunto, come suggerisce il titolo, che però al loro interno hanno un mondo intero da rivelare. Sono brevissimi episodi, uno più incantevole dell’altro, in grado di ammaliare l’ascoltatore con piccoli bozzetti di vita ordinaria, che si dipanano su un tessuto melodico celestiale, suonato con strumenti essenzialmente acustici o inusuali come un cigarbox ukulele. Alla fine, la ridotta durata dei pezzi (sempre rispetto all’ordinario, ma Merritt l’ordinario non sa nemmeno cosa sia) è proprio la forza del disco, che non stanca mai e lascia l’ascoltatore conquistato da autentici gioielli pop dove melodia e gusto acustico si sposano in una formula a tratti irresistibile.

I testi di The Magnetic Fields – Quickies

I testi sono arguti e dipingono scenari a tratti esilaranti e teneramente ironici, dove attualità, politica, sesso, e simboli più biechi dell’american way of life si mischiano nel gusto di un uomo della east coast, bianco, liberal e apertamente gay, con una vena paradossale, ironica e raffinata che emerge già solo scorrendo i titoli, piccoli capolavori in sé: The Biggest Tits In History, The Day The Politicians Died, Bathroom Quickie, Kraftwerk In A Blackout (“you and me, baby, we are like Kraftwerk in a blackout”), (I Want to Join A) Biker Gang (“I want to join a biker gang, I want to be in a gangbang, I like my empty life but dang”), Let’s Get Drunk Again (And Get Divorced), I Wish I Were A Prostitute Again.

La tradizione della grande musica americana prosegue con The Magnetic Fields

La musica è incantevole, pop raffinatissimo e minimale, che si muove secondo coordinate che richiamano l’attitudine elegantemente retrò della Penguin Cafe Orchestra, con la voce profonda di Merritt (da non accostare a Johnny Cash, per carità, come letto da qualche parte, casomai richiama più l’artigianato melodico di Kevin Ayers), che si alterna a delicate voci femminili, spesso in duetti dal sapore agrodolce. Musica d’autore quindi, nel senso più proprio del termine.

 

Merritt è uno di quelli che l’aurea arte di creare gioielli dove la melodia e la raffinatezza dei suoni si fondono in maniera mirabile, la conosce, e anche parecchio bene. Uno, per capirsi, che al Brill Building sarebbe stato di casa. Disco godibilissimo, quindi, in grado di regalare momenti di autentica gioia, di far sorridere e di far pensare; bene tenerselo stretto Stephin Merritt, con le sue manie (si dice vesta solo di marrone!), le sue idiosincrasie e la sua adorabile capacità di regalarci memorabili sveltine musicali.

The Magnetic Fields - Quickies
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Franco Zucchermaglio

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Classe 1965, bolzanino di nascita, vive a Firenze dal 1985; è convinto che la migliore occupazione per l’uomo sia comprare ed ascoltare dischi; ritiene che Rolling Stones, Frank Zappa, Steely Dan, Miles Davis, Charlie Mingus e Thelonious Monk siano comunque ragioni sufficienti per vivere.

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