The Smashing Pumpkins – CYR
Sumerian Records - 2020

Recensione: The Smashing Pumpkins – Cyr

Un disco nuovo e promettente per i veterani Smashing Pumpkins: Cyr.

The Smashing Pumpkins – CYR

Sumerian Records – 2020

Il devastante nuovo album degli Smashing Pumpkins, dal titolo Cyr, spiazza l’ascoltatore in maniera netta. Uscito per la Sumerian Records è l’undicesimo lavoro in studio della super band americana. Dopo gli svariati singoli degli scorsi mesi, siamo felici di assaporare questa nuova perla, che si preannuncia qualcosa di pazzesco e dalle sonorità nuove. All’inizio della produzione, l’idea di base era di mettere su un concept album per rispecchiare al meglio il percorso personale della band, anche considerando il periodo della pandemia e le varie difficoltà affrontate. Il risultato invece è un sorprendente doppio album, con diverse tematiche e viaggi psichedelici.

Si parte con un bel tiro

Con The Colour of Love ascoltiamo subito delle novità assolute, il basso contagioso si avvolge nella struttura quasi new wave. Nel finale compare un synth prezioso dalle tinte dream pop. La voce di Corgan è incantevole, e ci porta all’orecchio i primi lavori dei The Cure. A seguire Confessions of a Dopamine Addict un brano molto fresco e originale, con i riferimenti anni ’80 nelle chitarre. Uno dei primi singoli nonché title track inizia con un tiro più acido e segue le orme del precedente lavoro in studio, un grande pezzo che ti rimane in testa. Bellissimo anche il videoclip, diretto dalla visionaria  Linda Strawberry. Nelle successive Dulcet in E e Wrath ci culliamo tra melodie sognanti e rilassanti, brani che raccontano un passato dolce e misterioso. Le sonorità continuano l’esperimento electro wave con richiami dark ambient. In Ramona, il loop sporco nel sottofondo va in sintonia con lo schema deciso e profondo. Diverso il discorso di Anno Satana, una take molto interessante dove si torna al marchio di fabbrica del gruppo, i continui cambi di velocità completano la traccia.

 

Chiudendo la prima parte del disco, troviamo due suite orecchiabili e di incantevole bellezza. Breach Grove e il suo sintetizzatore/ pianoforte mette i brividi. Passando per Wyttch dal sound graffiante e violento, dove la chitarra si cimenta con un giro hard rock molto ruvido, bella botta emotiva.

Nella seconda parte di Cyr gli Smashing Pumpkins perdono qualche colpo

La seconda parte si apre con la malinconica Starrcraft: in questa traccia non c’è molto da ricordare, arriva un po’ noiosa e scontata. Invece Purple Blood risulta l’episodio migliore per la scrittura dei vari strumenti e il grande lavoro in fase di mastering. Prima di avvicinarci alla conclusione, teniamo d’occhio alcune chicche molto importanti come Save your Tears, dove ci perdiamo nella totale fragilità: cori ammalianti danzano nell’aria. Haunted è una grande composizione ricca di idee geniali dal sound oscuro. Nel resto di questo lungo e interminabile viaggio, troviamo tutta la vena artistica della band, messa a fuoco in maniera perfetta. Chiudiamo con la stupenda Minerva, altra grande traccia con le voci angeliche che brillano nel cielo stellato di un nuovo giorno.

Il giudizio: gli Smashing Pumpkins dei successi passati e quelli odierni

Un disco enorme, potente ma allo stesso tempo troppo particolare per piacere a tutti, troppo strano ripensando ai vecchi Smashing Pumpkins, quelli noise di Mellon Collie. Forse ci troviamo dinanzi a un capolinea, una fine amara per un progetto che ci ha fatti sognare e ci ha accompagnati nella  nostra adolescenza, dove un’intera generazione andava al passo con i tempi e lo stile inconfondibile della band. Teniamo lo stesso vivo uno spiraglio, per qualcosa che ci sorprenderà in futuro.

The Smashing Pumpkins – Cyr
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Musicista abruzzese da diversi anni, e bassista sperimentale, appassionato di musica, cinema e tutto quello che è arte. Scrive per Interstella Magazine e Impatto Sonoro.

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