Un disco che nasce da esigenze personali drammatiche: It’s the Long Goodbye – The Twilight Sad
No, this can’t happen to you / I won’t let this happen to you / No, this can’t happеn to you / I won’t let this happen to you
Credo che pochi album usciti quest’anno riescono a comunicare l’urgenza come It’s The Long Goodbye dei Twilight Sad. Un grido incessante che si innalza sopra muri di chitarre e synth e arriva fino al cielo. Non sono fantasie, sono stati d’animo che il cantante James Graham ci trasmette in un momento personale difficile. Come spesso avviene nella vita, alle gioie paterne si contrappone il dolore della perdita di sua madre affetta da demenza senile.
La collaborazione con Robert Smith dei Cure
Sette lunghi anni di stop forzato hanno visto la formazione ridursi a due elementi, col supporto del fedele chitarrista produttore Andy McFarlane. Il post-punk che diventa catarsi e momento di condivisione, coi ritornelli che funzionano quasi da mantra, alla maniera dei primi Fontaines DC. Il progresso umano e artistico del Twilight Sad coinvolge persino Robert Smith che nel disco suona in ben tre brani (WAITING FOR THE PHONE CALL, BACK TO FOURTEEN e INHOSPITABLE/HOSPITAL). La collaborazione del leader dei Cure va al di là di un semplice contributo da turnista. Il suo supporto sembra una sorta di benedizione, in un contesto molto nelle sue corde, come è facile immaginare. Non solo: la perdita della madre di Graham nel 2024 ha portato l’artista a ritirarsi dal tour che vedeva i Twilight Sad come spalla dei Cure, e credo che Smith abbia dato volentieri una mano.
It’s the Long Goodbye dei The Twilight Sad non è solo un disco post-punk
Aldilà dell’attitudine post-punk, la proposta dei Twilight Sad dimostra una ricerca di fondo e di competenza in materia. Melodie non scontate e un suono che ha raggiunto una maestosa consapevolezza. It’s the Long Goodbye è condivisone di dolore autentico e vissuto, un suono che si plasma dagli eventi e trasmesso con onestà. Drammatico e struggente come nel ritornello di ATTEMPT A CRASH LANDING-THEME o nell’apertura di THE CEILING UNDERGROUND. Un uso sapiente dell’elettronica emerge in brani come WAITING FOR THE PHONE CALL, dalle reminiscenze un po’ alla New Order.
In generale, i brani sembrano aprirsi con una certa arrendevolezza di fronte alle tragedie della vita che ci travolgono, ma lo sviluppo del sound va nella direzione di una reazione. It’s the Long Goodbye è un tributo intensamente bello a una vita e all’amore che si lascia alle spalle. Non tutti sono in grado di incanalare i momenti tragici dell’esistenza, e ancor meno di condividerli e trasformarli in arte. Con questo disco, i Twilight Sad ci riescono benissimo.
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