Recensione: Travis – 10 Songs
BMG - 2020

Recensione: Travis – 10 Songs

Un ritorno molto atteso: Travis – 10 Songs.

Sembra passato quasi un secolo, invece sono solo quattro gli anni che separano 10 Songs dall’ultima fatica dei Travis, Everything at Once, datato 2016. Sarà l’annata particolare che stiamo attraversando, sarà che la buona musica fatica sempre di più a farsi notare, seminascosta tra i pentagrammi della passione, fuori dal circuito mainstream radiofonico che ormai tende a privilegiare la mediocrità (quando va bene) dei talent e delle nuove leve mordi e fuggi, sempre più spesso costruite a tavolino dall’industria discografica.

Recensione: Travis – 10 Songs

BMG – 2020

E dire che furono proprio i Travis a beneficiare, anche qui da noi, di un airplay decisamente inusuale per una band che ormai da un quarto di secolo non ha mai cessato di proporre musica di grado alcolico superiore. Era il 2001 – ebbene sì, ormai sono quasi vent’anni – e il singolo Sing imperversò per tutta l’estate, tanto da suscitare in molti appassionati il timore che la band di Glasgow fosse prossima a imboccare la strada del prodotto commerciale. Invece no. Quell’album, The Invisible Band, è diventato ormai un classico e non può mancare in qualsiasi collezione che si rispetti.

Fran Healy di nuovo al timone

All’epoca i Travis supportavano gli Oasis in tour, ma per fortuna non persero la bussola. Il leader Fran Healy, che aveva composto tutte le canzoni di The Invisible Band, non si lasciò ammaliare dalle sirene del successo, mantenendo il cosiddetto “profilo basso”. Adesso torna solitario al timone nel nuovo album dal semplice titolo 10 Songs, dopo aver condiviso con gli altri membri – soprattutto nelle ultime due fatiche – la fase di composizione delle canzoni. E si sente. Healy, dal tocco delicato e ammaliante, colora di pastello i singoli brani che si stemperano al primo ascolto, lasciando nell’ascoltatore il desiderio di ricominciare da capo.

Travis – 10 Songs: dieci piccoli gioielli brit-pop

Non c’è un brano da buttare, le dieci canzoni scorrono via che è un piacere, a partire dall’incipit Waving at the Window, con piano, basso e batteria dall’incedere ipnotico e un refrain assassino che si fa canticchiare in tempo reale. The Only Thing è invece sopra la media, un duetto con Susanna Hoffs, un telaio di archi e la pedal steel di Greg Leisz che tinteggia di country una canzone veramente degna di nota. È già tempo di prenderci una pausa, per poi ripartire alla grande con A Ghost, tessuto sonoro di grande presa per un pop-rock in perfetto stile Travis. All Fall Down sconfina nell’indie folk richiamando i Fleet Foxes – e certamente non sfigurerebbe in un loro album –, Kissing in the Wind è una dolcissima ballad anch’essa impreziosita dagli archi, Nina’s Song un lento cadenzato dal piano che ricorda alcune inflessioni di Jeff Lynne. Chiude No Love Lost, piano, voce e nient’altro. Bel disco.

Travis – 10 Songs
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David Nieri

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Vive a lavora a Viareggio, dove gestisce una piccola casa editrice: https://edizionilavela.it/. Ha collaborato per diversi anni con la rivista Buscadero e ha diretto la collana musicale Fanclub per Pacini editore.

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