Il Tyler, the Creator di Don’t Tap The Glass campiona, omaggia e attualizza da par suo.
Don’t Tap the Glass, pubblicato il 21 luglio 2025 da Columbia Records, è il nono album in studio di Tyler, the Creator e rappresenta una svolta stilistica e concettuale rispetto al precedente Chromakopia (2024). Con soli 28 minuti e 30 secondi di durata e appena dieci tracce, è l’album più breve della carriera di Tyler, ma anche uno dei più densi dal punto di vista sonoro, mescolando hip-hop, house, dance, techno e funk in un formato agile e diretto. L’album è stato anticipato da qualche oscuro annuncio, senza singoli o altro, a un solo anno di distanza da Chromakopia, contro i due consueti per il prolifico Tyler.
Il complicato e curioso lancio di Don’t Tap The Glass
Il titolo Don’t Tap the Glass è emerso per la prima volta durante un concerto al Barclays Center il 18 luglio 2025, con un’installazione raffigurante una figura chiusa in una teca trasparente. Pochi giorni dopo, un sito dedicato ha lanciato merchandising e teaser criptici, contribuendo a creare attesa e speculazioni, alcune delle quali – come una tracklist con Kendrick Lamar ed Earl Sweatshirt – fuorvianti, difficile dire se per volontà dello stesso Tyler, o di qualche (altro) burlone.
Il giorno prima dell’uscita, un listening party esclusivo si è tenuto al cimitero Hollywood Forever, senza telefoni né telecamere. In quell’occasione, Tyler ha spiegato come la paura di essere ripresi abbia inibito la spontaneità del ballo, che invece rappresenta l’essenza stessa dell’album. Ha invitato il pubblico a fruire della musica a tutto volume, ballando, correndo o guidando, per coglierne davvero lo spirito.
I tanti sample del disco
Dal punto di vista compositivo, l’album si distingue per una produzione interamente firmata da Tyler Okonma e per la presenza di campionamenti selezionati con cura che dialogano con la storia dell’hip-hop e del funk. Il brano d’apertura Big Poe, con Pharrell Williams (anche accreditato come Sk8brd), contiene due sample: Roked di Shye Ben Tzur (con Jonny Greenwood e il Rajasthan Express) e Pass the Courvoisier, Part II di Busta Rhymes, con Sean Combs e Pharrell. Il brano Mommanem incorpora Montagehalle dei Gorilla Aktiv, mentre Ring Ring Ring si costruisce su All in the Way You Get Down di Ray Parker, Jr. e Raydio.
La traccia Don’t Tap That Glass / Tweakin’ fonde l’eredità west coast di Dope Fiend Beat di Too Short e il suono ruvido di Meet Yo Maker di Tommy Wright III. Don’t You Worry Baby, con Madison McFerrin, include un’interpolazione di Let Me Ride di 12 Gauge, mentre I’ll Take Care of You, che vede Yebba alla voce, si basa su Cherry Bomb dello stesso Tyler e Knuck If You Buck dei Crime Mob, feat. Lil Scrappy.
I sample vanno citati a sottolineare il lavoro certosino del Tyler, the Creator produttore, che qui ci offre un piccolo condensato di storia dell’hip-hop quando ancora mostrava i legami con la disco. Non siamo comunque in territori estranei al nostro: i Neptunes di Pharrell, non per niente qui ben presente, continuano a essere il faro di Tyler, the Creator, ma tramite loro si raggiungono anche i Daft Punk, che pure mi paiono una influenza in questo Don’t Tap the Glass.
Un tributo al ritmo
Breve e compatto, il disco è una piccola bomba di ritmo, specialmente nella prima parte: Big Poe, Sugar on My Tongue e Sucka Free sono sbalorditive. Il disco si concede una breve pausa schizofrenica con Mommanem, ma poi riparte come un treno con Stop Playing With Me e un video (con cameo di Clipse e LeBron James) che rende il concetto ‘dance’ e finto old school del disco.
Ring Ring Ring è pura disco e richiama non poco Saturday Love (Alexander O’Neal & Cherrelle). I’ll Take Care of You comincia con una melodia angelica fino a quando il drumming non la trasforma in trip-hop. Tell Me What It Is chiude quasi gospel. Un mix di stili perfettamente controllati da Tyler, the Creator rendono questo Don’t Tap the Glass nuovo e al contempo familiare, un piccolo gioiello da ascoltare in loop.
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