Un secondo EP per gli U2: Easter Lily.
Pubblicato il 3 aprile 2026, in coincidenza con il Venerdì Santo, Easter Lily degli U2 si configura come il secondo capitolo di un progetto concepito per accompagnare simbolicamente il tempo liturgico della Quaresima, dopo Days of Ash, uscito poche settimane prima in occasione del Mercoledì delle Ceneri. Se il primo EP era orientato verso una riflessione più esplicitamente politica, questo nuovo lavoro si sposta su un piano più intimo, concentrandosi su temi come l’amicizia, la perdita, la fede. Il titolo è pensato come un omaggio a Patti Smith.
Le canzoni
Prodotto dall’esperto Jacknife Lee, Easter Lily rinvia al classico suono U2, senza particolari innovazioni, ma anche senza cadute drammatiche. Si articola in sei brani che sviluppano declinazioni diverse dei temi annunciati. L’apertura con Song for Hal è un omaggio al produttore Hal Willner, scomparso nel 2020, e si distingue per la presenza alla voce principale di The Edge, che a furia di ascoltare Bono canta quasi come lui. Segue In A Life, che riflette sul valore e sulla durata dell’amicizia, con un piglio piacevolmente vivace: è il momento migliore dell’EP. Chitarra e ritmica di Scars rimandano al suono della band agli esordi, ma troppo stemperate dalle tastiere.
Resurrection Song è basata su un demo risalente al 2016, non il periodo più fecondo per la band. Easter Parade è esuberante ma abbastanza anonima. A chiudere è COEXIST (I Will Bless the Lord at All Times), costruita su un paesaggio sonoro elaborato da Brian Eno, e quindi anche solo per questo merita l’ascolto.
Non è abbastanza per un ritorno che conti davvero
Non mi pare che questo Easter Lily abbia ricevuto la stessa attenzione dell’EP precedente: gli U2 ‘politici’ avevano incuriosito in questi tempi esacerbati dai conflitti, ma il quartetto deve fare di più sotto il profilo musicale per riacquistare lo status di un tempo.
Qualcuno ha scritto che la resurrezione di Bob Dylan con l’immenso Time Out of Mind nel 1997 fosse (almeno in parte) dovuta alla latente rivalità con il figlio Jakob, il cui secondo disco con i Wallflowers, Bringing Down the Horse, aveva riscosso un grande successo. Allora, visto come galoppa bene il pop-rock degli Inhaler di Elijah Hewson, figlio di Bono, potremmo interpretare questi timidi tentativi come frutto di competizione familiare? Chissà. Va detto però che sono ancora troppo timidi: per riportare gli U2 dov’erano un tempo ci vorrebbe ben altro.
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