Ulan Bator – Dark TimesAcid Cobra Records

Un nuovo disco autoprodotto per gli Ulan Bator di Amaury Cambuzat: si intitola Dark Times

Sul finire del 2025 gli Ulan Bator di Amaury Cambuzat hanno fatto uscire il loro ultimo lavoro, a otto anni di distanza da Stereolith, dal più che eloquente titolo di Dark Times, evidentemente legato alla torbida stagione che stiamo vivendo con massacri in atto e venti di guerra sempre più forti e in generale con una crisi profonda sociale, economica, politica. Il disco esce per la Acid Cobra Records e per l’occasione accanto al leader ritroviamo il primo batterista della band Franck Lantignac e il bassista Mario Di Battista, in alcuni brani appare la violoncellista Monia Massa e in Into Nothing la voce di Daniel D. Hedin. Il disco è interamente autoprodotto.

Fra toni cupi e linee più morbide

Il disco oscilla fra i toni cupi, oscuri, pesanti, disperati in cui la consapevolezza di “star vivendo tempi cupi”, come recita la title track, che è anche la traccia d’apertura, si rispecchia in una musica ossessiva, minacciosa, evocativa di scenari plumbei e altri momenti in cui si auspica come soluzione possibile la fuga, l’appartarsi dal magma infernale che ci opprime, “smarrito è la mia scelta” dice in Perdu au Bon Endroit. Musicalmente qui si scelgono linee più morbide, verrebbe da dire pacificate a indicare il desiderio profondo di abbandonare, se non sconfiggere, il male che imperversa nel mondo.

Un incedere lento su un ossessivo ritmo di sorde percussioni, mentre voci metalliche e il canto profondo di Cambuzat scandiscono l’annuncio di tempi bui caratterizzano la title track. L’Imperatrice fra ritmiche kraut e aperture post rock è un classico brano energico alla UB. Sullo stesso stile cupo e ipnotico si muove Solitaire la solitudine non può essere ancora di salvezza se non si è solidaire, e le due parole sono ripetute come in un mantra dalla voce fra chitarre miagolanti e droni di synth e chitarre. Subito dopo declama angoscioso Hedin nella torbida schizofrenica nowave Into Nothing.

Ulan Bator – Dark Times: viaggio nell’incubo contemporaneo

Un primo momento di quiete, dopo l’estenuante irrequietezza degli inizi, l’abbiamo con l’acustica En Enfer che manifesta l’aspirazione alla libertà degli uccelli per uscire dal nostro inferno quotidiano, ma il clima ritorna presto al nebuloso con l’ansiosa e martellante Inspire. Gli affascinanti otto minuti di Ravages affrontano il tema del superamento delle barriere sul piano del rapporto di coppia, la canzone si dipana morbida e sensuale, i ritmi tribali alla Can di Locus Solus e la nera atmosfera di violenza di Me(a)too chiudono questo viaggio dentro l’incubo contemporaneo fatto di barriere, pregiudizi, scelleratezze e al contempo manifestano l’aspirazione di Ulan Bator a non assoggettarsi, a non rinunciare alla luce della libertà.

Ulan Bator – Dark Times
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Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

Di Ignazio Gulotta

Nato nel 54 a Palermo, dal 73 vive a Pisa. Ha scritto di musica e libri per la rivista online Distorsioni, dedicandosi particolarmente alla world music, dopo aver lavorato nel cinema d’essai all’Atelier di Firenze adesso insegna lettere nella scuola media.

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