Knockin’ On Freedom’s Door: un tributo a Bob Dylan approntato in Italia con artisti da tre continenti.
Questa volta il trio composto da Marco Calderone, direttore artistico, Antonio Portieri, produttore e Aladin Hussain Al Baraduni, illustratore, ha mirato in alto, celebrando, dopo Tom Petty e Johnny Cash, un grosso nome come quello di Bob Dylan. Knockin’ On Freedom’s Door raccoglie ventuno cover per altrettanti artisti, in maggioranza italiani ma con una significativa partecipazione dall’estero.
Un lavoro fatto di passione e accuratezza
Si sa che le canzoni di Dylan si prestano da sempre alla reinterpretazione e non è certo qui che bisogna ricordare le molte riletture del suo repertorio. Ancora una volta il progetto è ben attento alla veste grafica, con un’illustrazione per ogni canzone e l’ormai consueto formato a libro. Da parte degli esecutori, nessuna riverenza o timore verso il materiale da affrontare, che proviene quasi totalmente dalla prima parte della carriera di Dylan. Fanno eccezione Not Dark Yet, da Time Out Of Mind (1998) e Forgetful Heart, da Together Through Life (2009).
Italia, Stati Uniti, Australia
La corposa ‘’squadra’’ italiana comprende vari nomi provenienti da diverse regioni e città: i genovesi Red Wine e Palconudo; i torinesi Swanz & The Lonely Cats, con il bolognese Vincenzo Vasi, quindi i Mandolin Brothers da Pavia e molti altri. Il team estero comprende sei artisti americani: Abbie Gardner, cantautrice e virtuosa del dobro; la country-singer Patricia Vonne (sorella del regista Robert Rodriguez); il polistrumentista texano Michael Martin e infine l’apprezzato cantautore Stefan Prigmore. La lista si completa con due australiani: sono il premiato bluesman Frank Sultana e l’abilissimo fingerpicker Aaron Pollock.
Come sempre, in questo tipo di tributo, si possono apprezzare vari livelli di fedeltà o ‘’tradimento’’ verso gli originali, ma questo fa parte del gioco, anche se qui tutti sembrano fare sul serio, pure quando avanza un ritmo reggae o uno scatto punk. Ancora una volta, per il trio di produttori la missione è riuscita grazie anche al prezioso lavoro del ‘’quarto uomo’’, Stefano Malvasio, che ha curato il mastering.
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