In 100 canzoni When Will They Ever Learn? racconta un momento decisivo per la musica (e non soltanto per quella).
When Will They Ever Learn?, a partire dal bel titolo evocativo (estrapolato dalla più celebre canzone di Pete Seeger, Where Have All The Flowers Gone), non è un semplice cofanetto divulgativo o commemorativo. E non è neppure uno dei tanti “prodotti” a cui il mercato discografico ha da tempo (e con subdola efficacia) indotto all’acquisto noi famelici fruitori di musica.
Questa è innanzitutto una raccolta di straordinario valore artistico, ma è anche un percorso storico e sociale che ripercorre le tappe fondamentali di un’epoca di grande tensione etica. When Will They Ever Learn? contiene quattro CD (con titoli a tema) attraverso i quali si ripercorrono le tappe più significative della musica folk americana negli anni di maggior fulgore: dal binomio magico chitarra-armonica fino alle inevitabili contaminazioni elettriche. Il materiale contenuto in questo cofanetto è talmente prezioso da generare un senso di commossa riconoscenza nei confronti degli artisti in grado di indirizzare il loro talento giovane e inquieto verso nuova e più profonda consapevolezza della realtà.
Un florilegio di nomi straordinari
Tra le decine di musicisti scelti dal curatore (inglese) Mick Houghton, troviamo il meglio della musica popolare d’oltreoceano degli anni Sessanta. Ad esempio, Tom Paxton, capace di scrivere belle canzoni d’amore usando il ‘folk idiom’, Dave Van Ronk, uno dei più interessanti e talentuosi protagonisti della scena del Greenwich Village (inesorabilmente oscurato dall’ombra incombente e gigantesca di un ventenne appena approdato a New York dal remoto Minnessota) e Odetta con la sua magnifica voce al sevizio della lotta per i diritti degli afro-americani. Le loro I Can’t Help But Wonder Where I’m Bound, Candy Man e Long Time Gone brillano per sensibilità e verve poetica.
Dall’acustico all’elettrico, dalla canzone politica all’introspezione
In quegli anni il folk americano diventa il tappeto sonoro della società civile, un efficace veicolo di dissenso e opposizione attraverso il quale i giovani possono, finalmente, dar voce alle loro istanze di libertà. Barry McGuire (Eve Of Destruction), Bob Dylan (Mr. Tambourine Man) Phil Ochs (There But For Fortune) e il grande mentore e ispiratore Pete Seeger (The Bells of Rhymney) ne sono la vivida dimostrazione. In seguito, il folk si evolve, assume connotati intimistici, dà spazio alle inquietudini e all’esigenza di introspezione e poesia.
Anche l’inserimento di strumenti elettrici (“sdoganato”con coraggiosa noncuranza da Bob Dylan al Festival di Newport del ‘65) è ormai un dato di fatto. Paul Simon (in una bellissima versione acustica di The Sound Of Silence), Judy Collins (la Me & My Uncle di John Phillips) e i mai abbastanza apprezzati David Blue e Gene Clark sono la punta di diamante di una stagione musicale ricca di salvifica poesia. Proseguendo questo straordinario viaggio sonoro troviamo alcuni artisti “del cuore”: Tim Buckley (Once I Was), Eric Andersen (We Are Foolish Like Flowers) e Townes Van Zandt (Tecumseh Valley).
When Will They Ever Learn? fa pensare anche al presente
Lo spazio di una recensione non è sufficientemente ampio né adeguato per dare il giusto risalto a tutti gli artisti (e sono decine) selezionati con cura e inseriti in questo imperdibile cofanetto ricco di informazioni poco note anche per i cultori del settore. Quello che emerge con forza è un senso di profonda nostalgia che spesso sconfina nella commozione e, soprattutto, in un sottile ma acutissimo rimpianto. Si potrà obbiettare che rimpianto, nostalgia e commozione sono tre sentimenti desueti, che mal si conciliano con l’esigenza di attiva partecipazione che i tempi richiedono. Può essere. Ma a cosa induce l’ascolto di When Will They Ever Learn? se non al ricordo di una società consapevole e creativa, profondamente diversa e senza dubbio migliore di quella attuale? E alla possibilità di sognare qualche flebile (e per il momento invisibile) traccia di cambiamento? Times they are a-changing cantava il giovane intrattabile e geniale di Duluth, speriamo di tornare a credere nel cambiamento che lui auspicava, anche se oggi sembra un miraggio.
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