Fra Parigi, il Libano, la Palestina: Yasmine Hamdan – I Remember I Forget.
Yasmine Hamdan vive a Parigi, ma rimane profondamente legata a quella “piccola terra, con una ferita aperta” che è il suo Libano e ai legami con la cultura e la popolazione palestinese. In questo suo ultimo lavoro solista, I Remember I Forget, il terzo e distanziato di ben otto anni dal precedente Al Jamilat, la ormai cinquantenne musicista ha avuto come produttore Marc Collin dei Nouvelle Vague, che ha anche suonato tastiere ed elettronica e collaborato alla scrittura di alcuni brani; esce per la Crammed Disc. La sua musica nasce dall’incontro tra le tradizioni musicali arabe ed elettronica, indie rock e trip hop, che la Hamdan sperimenta sin dalla fine degli anni ’90 con il duo electro-pop Soap Kills. Nel disco si circonda di altri ottimi musicisti all’oud, alle chitarre, al basso, al flauto, alle percussioni.
Un disco che rispecchia il presente
I Remember I Forget non può prescindere da quanto accade sia nel suo Paese sia in Palestina: è un disco nel quale sentimenti come dolore, paura, rabbia, angoscia sono predominanti e resi splendidamente sia nei testi sia nelle musiche. Sin dalla prima traccia, Hon — scritta dopo la terribile esplosione nel porto di Beirut —, emerge un canto di dolore e paura, espresso nelle parole della poetessa palestinese Anas Alaili, in un sommesso crescendo di tensione in cui il pizzicato dell’oud e i battiti elettronici finiscono per essere sovrastati dal suono lancinante delle sirene: è Beirut, ma è anche Gaza sotto i bombardamenti.
Shmaali, cantato con la sorella Tina, è un canto tradizionale con cui le donne palestinesi comunicavano con i prigionieri in un linguaggio cifrato; la musica si muove come folate di vento e la voce meravigliosa delle Hamdan manifesta tristezza e orgogliosa forza. Shadia, un delizioso electro-pop, è una malinconica e incantevole canzone d’amore in cui lei chiede all’uomo di coccolarla per salvarla dalla crudeltà della vita.
C’è speranza nella sconfitta, perché siamo Beautiful Losers, brano di intima desolazione; ma poi la title track alza il ritmo con un giro di chitarre alla Tinariwen, con tanto di ipnotico battito di mani. Il testo evoca la normalizzazione dell’orrore in atto: “Uccidere è normale. Mentire è normale. Rubare è normale. Manipolazione è normale. Intimidazione è normale. Paura è normale.” Vows è un grande brano trip hop, Abyss sposa dub e pop arabo, Mor è un canto esausto e drammatico, DAYA3 è fumosa e sensuale e Reminescence chiude con un mantra commuovente dai sentori orientali.
Yasmine Hamdan – I Remember I Forget: un trionfo
Gran disco che affonda nella melma sanguinolenta della realtà attuale: non è un caso che da quell’area geografica, che da decenni vive col piede straniero sopra il cuore, vengano alcune delle cose migliori che si possano ascoltare oggi. Artisti come Yasmine Hamdan hanno la sensibilità e la cultura per cogliere il clima non solo delle loro terre, ma della deriva pericolosa e tragica che sta percorrendo un mondo dove ragione e umanità sembrano scomparire. La sua musica è vibrante, pulsa delle tensioni esterne ed esprime tormenti e sentimenti che sono universali.
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