Con Yatta! torna l’insolito Oriente visto dall’Olanda degli Yīn Yīn.
Quarto disco per gli olandesi Yīn Yīn, sempre su Glitterbeat e con un nuovo cambio di formazione che vede l’ingresso, al posto di Robbert Verwijlen, del tastierista Jerry Scheren. Sempre al loro posto il batterista Kees Berkers, il bassista Remy Scheren e il chitarrista Erik Bandt.
L’album precedente, Mount Matsu, non ci aveva convinto mostrando una band che dopo l’abbandono di due fra i fondatori non aveva ancora trovato una propria precisa dimensione. Con questo Yatta! le cose funzionano decisamente meglio, forse anche per la decisione di registrare in studio dal vivo, ricreando così l’energia e l’atmosfera che la band ha sempre mostrato sul palco.
Gli Yīn Yīn restano fedeli alla loro formula
La formula non cambia: la band continua a guardare verso Oriente ispirata dall’ascolto di compilation e canali youtube dedicati alla musica del Sud-Est asiatico con funk, surf, psichedelia, library e soprattutto disco come altre principali influenze. Il risultato è un disco spensierato, rilassato, ottimo per ballare idealmente su una spiaggia in una notte tropicale o per far viaggiare la nostra mente verso mete esotiche lontane. L’assenza del cantato facilita questa dimensione immaginifica e psichedelica; le canzoni sono come porte aperte verso un altrove che chi ascolta colora secondo la propria sensibilità o colonne sonore delle quali dobbiamo noi ricreare l’ipotetico film.
Yīn Yīn – Yatta!: le canzoni
Apre le danze In Search of Yang in cui si palesano le influenze italodisco, un brano allegro e ritmato che campiona le parole di Alan Watts “Non c’è Yang senza Yin e non c’è Yin senza Yang”. Con Spirit Adapter il ritmo si fa futuristico e robotico, mentre Lecker Song scopre le atmosfere sensuali dei B movie orientali. Apprezziamo poi le suggestive ed esotiche chitarre surf di Yata Yata, le notturne e romantiche sonorità rilassate di Night in Taipei, le torbide inquietudini di Kasumi’s Quest, il soul rilassato ed elegante di Golden Lion, il funk spaziale da videogame di Elma e, infine, i tramonti esotici evocati dal mood hawaiano di Pattaya Wrangler su cui si libra come un volo di gabbiano una limpida e nostalgica chitarra.
Yatta! è un’espressione giapponese che significa “ce l’abbiamo fatta!” e a detta della band è questa la sensazione che hanno provato al termine della registrazione. “Finalmente ora siamo dei veri musicisti. Siamo arrivati. In pratica, abbiamo realizzato il sogno.” Indubbiamente questo è il loro album più riuscito, più organico, senza passi falsi e vede musicisti maturi e abili nella scrittura e negli arrangiamenti che dimostrano la capacità di utilizzare in modo personale le tradizioni a cui si rifanno.
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