Indie band e art-pop: Bar Italia – Some Like It Hot.
Credo di non aver letto mai così tante critiche verso una band indie come per i Bar Italia. Innanzitutto la scelta di esibirsi fin da subito nel mondo dell’arte e della moda internazionale. Non che non facciano tour nei club e nei festival, ma i loro ambienti d’eccellenza sono mostre d’arte spesso in spazi storici. Ad alimentare le critiche anche l’atteggiamento art-pop, il nome volutamente esotico e la scelta di pubblicare, dalla loro nascita nel 2020, una media di un disco ogni anno. Some Like it Hot è il quinto album dei Bar Italia ed esce per la Matador.
Da dove provengono
La band, formata dal trio Sam Fenton, Nina Cristante e Jezmi Tarik Fehmi, si è formata durante la pandemia. Tre ragazzi vicini di casa a Peckham, quartiere che conserva una vivacità culturale in una Londra ormai malata di over tourism. Nina Cristante, nipote di Carmelo La Bionda, era già un’affermata artista visiva e musa itinerante insieme a Dean Blunt, luminare della scena artistica londinese, con cui si esibisce in duo sperimentale. Sarà proprio Blunt a mettere sotto contratto i Bar Italia con la sua etichetta indipendente World Music per i primi due dischi. Negli anni il gruppo ha collezionato interesse da parte di riviste prestigiose non solo nella madre patria. La rivista francese Les Inrockuptibles ha posizionato i loro due dischi del 2023 ex aequo al decimo posto della lista dei cento migliori album dell’anno.
Bar Italia – Some Like It Hot: è il momento del successo definitivo?
E quindi Some Like It Hot sembra proprio il disco che li lancerà definitivamente come artisti internazionali. Già la qualità del disco, lo spaziare fra diverse attitudini sonore, vede una band dal suono più definito. Se Fundraiser ha influenze da tardo brit pop, Marble Arch suona con una raffinatezza inaspettata. E in mezzo gli incastri vocali fra voce maschile e femminilesono ben costruiti. E ancora, c’è l’atmosfera da valzer viennese di Bad Reputation con quell’aria malinconica da ubriachi sulle sponde del Danubio. Cowbella ci riporta in modalità Sonic Youth. Plastered suona un po’ evocativa ma The Lady Vanishes è davvero lunga e lagnosa. Rooster ha un andamento volutamente sghembo con le voci finali che aggiustano un po’ il tiro.
Some Like it Hot non è un titolo scelto a caso. Come nel celebre film di Billy Wilder interpretato dal Jack Lemmon, Tony Curtis e Marylin Monroe, ognuno ha un ruolo determinante ma nessuno è quello che sembra. La particolarità dei testi delle canzoni riporta il punto di vista dei tre riguardo a storie di amori tossici come personaggi di un film che descrivono la loro versione della realtà.
I Bar Italia con Some Like it Hot cercano di alzare il tiro del loro sound, sperimentano soluzioni cercando di mettere a fuoco uno stile. Una band che, alla fine, si ama o si odia, con quella voce volutamente malata di Fenton e la Cristante che insiste in una cadenza leggermente da gatta morta. Alla base un po’ tutto è voluto e costruito, sarà il tempo a decidere se il trio crescerà ulteriormente oppure imploderà nel suo manierismo. Intanto però teniamoli d’occhio. Il prossimo anno saranno in Italia, magari li incontreremo come le star a bere del whiskey al bar Italia e ci renderemo conto se fanno sul serio o meno.
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