Sohn-tremors-FINAL

SOHN – TREMORS (4AD – 2014)

Sohn-tremors-FINAL

di Marina Montesano

Esordio atteso quello di SOHN, nuovo esponente del dubstep melodico inglese, dopo il successo del singolo The Wheel. Il riferimento a James Blake è d’obbligo perché le atmosfere di Tremors non sono molto distanti da quelle di Overgrown. In un certo senso il confronto tra copertine potrebbe farci da guida: quella di Overgrown, la ricorderete, vedeva Blake in primo piano, nella neve. Quella di Tremors presenta un paesaggio di desolazioni e di splendori invernali, con SOHN (si può immaginare sia lui) perso in lontananza nell’immensità. E in effetti questo Tremors è più melodico, più magniloquente, più diretto, e però con minore personalità e innovatività rispetto al caposcuola. Non che sia privo di pregi, anzi: le prime tre canzoni, Tempest, The Wheel, Artifice, mettono in evidenza la bella voce di SOHN e la sua capacità per gli arrangiamenti, dove la sottrazione di strumenti e di orpelli esaltano pulizia del suono e incisività delle melodie. Bloodflows, che parte in sordina per esplodere in un crescendo, è un altro grande momento, forse il migliore. Non tutto è a questo livello: qui e lì qualche banalità, una certa uniformità nella parte centrale rendono Tremors un disco imperfetto, ma anche un ascolto obbligato per quanti sono interessati a questa nuova scena.

7,6/10

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SOHN – Artifice

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