
di Mattia Meirana
Nella discografia di Steve Earle il blues non è di certo mai mancato. Oltre a essere una delle influenze principali degli arrangiamenti dei Dukes, nonché forza dei pezzi più suonati, esistono almeno una manciata di canzoni i cui titoli iniziano con il nome di una città e finiscono con “blues”. Sono pezzi che, quasi sempre, parlano del suo passato da tossicodipendente: pezzi acustici, personali, bellissimi; brevi gesti di estrema onestà da parte di una persona che non ha mai nascosto il suo passato e la sua vergogna, inseriti tra canzoni di tutt’altro genere e ispirazione. Come arrivavano se ne andavano, e di certo non stancavano quanto stancano quelli di Terraplane, il primo disco interamente blues di Steve Earle. Un disco che, alla luce di quanto appena detto, suona faticoso, molto poco ispirato e praticamente inutile. Uno di quelli che quando finiscono ci si scorda siano mai cominciati.
Ci sono forse un paio di pezzi in cui l’efficacia del cantautore si sente, soprattutto quando il blues nasce dalla recente separazione con Allison Moorer, ma nel giro di due minuti tutto sparisce sotto l’ennesima soffiata di armonica sopra l’ennesimo giro di chitarra. Gli arrangiamenti non vanno oltre il già detto, e per lo più sembra di sentire una copia riuscita così così di buona parte della discografia di Steve Earle e i suoi Dukes. Tanto vale riascoltare Guitar Town, Copperhead Road, Exit 0 e divertirsi davvero.
4,5/10
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Steve Earle – You’re The Best Lover That I Ever Had (Porch Recording)
