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Recensione: Umberto Maria Giardini – Protestantesima

Umberto Maria Giardini – Protestantesima

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La Tempesta Dischi – 2015


Oggi il rock italiano si direbbe in stato confusionale: da un lato la canzone sanremese, dall’altro il retaggio sempre presente di invecchiate autorità indie, e su queste basi traballanti gli artisti cercano a modo loro di appuntire la morbida rotondità della bella favella, di infilarsi tra gli spigoli trasgressivi del transgenere rock anni ’10.

L’ultimo Edda, il nuovo disco dei Verdena, tra le recenti uscite, sono stelle giganti di quel cosmo indipendente negli anni tanto criticato da Umberto Maria Giardini (che molti ricorderanno con il nome Moltheni), affacciatosi al 2015 con un album che ha:

l’urgenza di espandersi nel vuoto infinito ma anche di implodere in se stessi.

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Umberto Maria Giardini

E questo Protestantesima anche lui è un astro, ma nella fase cosiddetta degenere: resiste ad ogni pressione con la forza di un pop rock a tutti i costi autentico, contestatore, protestante, che anche da predestinato desidera e teme la fine.

Le radiazioni di Protestantesima

L’inizio è la brillante title track di uno spettro cromatico quasi senza rigature nelle prime strisce, C’è Chi Ottiene E Chi Pretende, Molteplici E Riflessi, fino al vero picco di emissione che è Il Vaso Di Pandora, attacco esplicitamente figurato alle invecchiate autorità che abusano di soldi e cocaina (“Nel vaso di Pandora, mangiala tutta, piccola iena”).

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Spettro di assorbimento a righe

Umberto Maria Giardini osserva la vita con una sorta di distacco poetico, romantico, le sue immagini sono talmente ideali da essere in qualche modo vere: burro, balene, fucili e perle raccontano la musica italiana, la società, la modernità digitale con la stessa accettazione depressa di una Kirsten Dunst di fronte a Melancholia, l’apocalittico pianeta blu nel film di Von Trier.

E in effetti l’equilibrio delle sue composizioni, tra esplosione e implosione, rifiuto rock e accettazione pop, non è che una fase passiva, avvilita, la raccolta dopo alcune scosse si stabilizza e disperde il calore (Amare Male, Urania), come una nana bianca che in migliaia di secondi piano piano si raffredda prima di morire.

Recensione: Umberto Maria Giardini – Protestantesima
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Milo Kàroli è scrittore, critico letterario e critico musicale. Il suo sito è milokaroli.blog
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