Conor O’Brien, in arte Villagers, e Conor Oberst, in arte Bright Eyes, hanno in comune diverse cose: il nome, l’iniziale del cognome, l’aspetto da nerd, le spalle non certo da nuoto agonistico e un notevole talento come compositori. Per entrambi la scrittura sembra infatti un dono di natura e le loro canzoni migliori danno l’idea di sgorgare già pronte per essere messe in commercio, tipo l’acqua di fonte secondo quanto raccontano le bottiglie di minerale.
Ma mentre l’acqua Oberst è piuttosto gasata (ovvero una musicalità nervosa, torrenziale e spesso visionaria), quella O’Brien ha meno bollicine e le non poche ombre messe a nudo nei testi vengono sagomate in forma di melodie spaziose e sempre abbastanza mosse, talora falso-rurali (Rhythm Composer con tanto di vecchia fattoria alla fine), talora decisamente cittadine (Passing a Message).
Rispetto al primo album, che dopo un inizio brillante eccedeva nel desiderio di mostrarsi intelligente e maturo, {Awayland} suona curiosamente più fresco e scorrevole, oltre a proporre un maggior numero di canzoni memorabili. Certo, O’Connor dà l’idea di voler sempre far vedere quanto è bravo (altra analogia con Oberst), però è bravo davvero, tanto da proporsi come credibile via di mezzo fra il primo Paul Simon solista e Momus, fra introversione chic e fluidità sonora increspata d’irrequietezza.
7,8/10
