Chickn - Bel Esprit
InnerEarRec - 2019

Recensione: Chickn – Bel Esprit

Un ascolto casuale ci introduce alla musica dei Chickn e di Bel Esprit.

Dopo aver rifiutato, con la mia solita cortesia, di recensire un disco che la Redazione mi ha mandato, adducendo la mia assoluta mancanza di propensione, in questo periodo, a suoni nichilisti e voci disperate (per quello basta uscire di casa, ormai), mi vedo sottoporre, a titolo di tentata panacea, il terzo album dei Chickn: Bel Esprit.

Chickn - Bel Esprit

InnerEarRec – 2019

Ora, siccome sono sempre grato alla Redazione per la possibilità che spesso mi offre di recensire quel che più mi aggrada, mi accingo all’ascolto circospetto leggermente infastidito da quel nome che pare una simpatica storpiatura fatta abbellapposta per attirare già l’attenzione e la simpatia.

I riferimenti di Chickn – Bel Esprit

Li perdono solamente perché il disco è veramente strambo. I Chickn hanno avuto la capacità di assimilare suoni ed influenze tra le più disparate, relative soprattutto agli anni 70 e 80 e le hanno metabolizzate in pop songs talmente intelligenti e catchy da risultare una interessante anomalia contemporanea. L’inizio affidato alle title track è già inno insidioso, difficile toglierselo dalle orecchie anche quando la canzone è già finita, territorio psycho pop per intenderci. La successiva Sweet Geneva non è da meno, cavalcata che precede la marziale Infrared Panda, tra Devo e Pere Ubu!

I momenti migliori del disco

Candle Fly è sonora presa per gli autotunati fondelli dell’imperante uso improprio del mezzo, parte smoothy e sfiora Abbey Road, e già che ci siamo la lezione Beach Boys emerge sardonica in Evening Primrose ma che anche tanta tanta new new wave.

 

She’ll Be Apples è sbilenca canzoncina, forse la più canonica, in senso buono, del set. Moon Underwater è tanto freakettona quanto un surfista a cui vanno i capelli sugli occhi mentre affronta l’onda della sua vita. Die to make a livin’ (reprise) pare aliena e infatti lo è, chissà quanti ricordi risveglierà ai silver like me. Si conclude con Chickn Tribe (Slight Return) altro siparietto in idioma ispanico che conferma l’intero spirito dell’operina, un cabaret colto e scanzonato al tempo stesso. Insomma, devo dire che pur vivendo una vita spartana, questi ateniesi mi hanno sedotto e, per ora, non ancora abbandonato.

Chickn - Bel Esprit
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Marcello Valeri

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Collaboratore per testate storiche (Rockerilla, Rumore, Blow Up) è detestato dai musicisti che recensisce e dai critici che non sono d'accordo con lui e che , invece, i musicisti adorano.

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