The Sophs - GOLDSTARRough Trade

GOLDSTAR è l’attesa opera prima dei losangelini The Sophs.

Nella sua recensione di Irreversible dei Brigitte Calls Me Baby Beppe Ardito parla della ‘derivatività’, un problema assai diffuso nella musica contemporanea che si ripropone per l’album d’esordio dei The Sophs, addirittura in forma più prismatica rispetto ai BCMB.

La band losangelina ama i numi tutelari importanti già a partire dall’etichetta con cui ha firmato, la storica Rough Trade che pare se li sia presi di gran carriera ascoltando alcuni file audio ricevuti via mail. Da notare che altre 28 non si sono degnate di rispondere e una ha detto “no grazie”. Anche da questa storia quasi alla Beatles/ Parlophone si capisce come ci sia molto hype intorno a Ethan Ramon e compagni con annesse alte aspettative per l’album d’esordio GOLDSTAR.

Il trambusto di stili di GOLDSTAR

All’ascolto i sei si presentano in modo strano per quelle che dovrebbero essere le loro credenziali da piccole star, ovvero con il valzer acustico The Dog Dies In The End e la ballata da frontiera messicana espressionista  (Calexico meet Kurt Weill)  che funge da title track, dove entra in scena la chitarra elettrica. L’elettroacustico resta il connotato principale anche di Blitzed Again, con la sua dimensione un po’ fuori dal tempo tra Phil Alvin e Violent Femmes.

È come se si trattasse di una sorta di prequel in chiave Americana all’album più giovanilista e post-punk che inizia con Sweat,  indolente-avvolgente ballata simil-Lemon Twigs che poi diventa più nervosetta fra Weezer e Strokes. Allo stesso modo House fa pensare a un manualetto dell’indie di inizio secolo, mentre Sweetiepie è divertente revival del cowpunk, dimenticato sottogenere anni ‘80 del secolo scorso (Jason & The Scorchers, Rank & File, The Critters…). Poi i Sophs tornano a fare quello che per ora riesce loro meglio, ovvero l’elettrofolk dai toni psicotici di Death In The Family  (attenzione al video!) e la marcetta macabra A Sympathetic Person.

The Sophs e la santa gioventù

Se il tourbillon di stili e referenti è impressionante e se qua e là aleggia la sensazione dell’esercizio di stile (il boogie zztopiano They Told Me Jump, I Said How High e il pop-punk della conclusiva I’m Your Fiend), è altresì vero che tutte le melodie sono quantomeno piacevoli e che il piglio è sempre bello grintoso, come pare certifichino i concerti. Poi c’è il discorso dei testi di Ethan Ramos, veri concentrati di angst giovanile: un po’ esistenzialisti, un po’ nevrotici e con la tendenza fin troppo accentuata a cercare una cruda poesia di strada (ma lo faceva pure il giovane Springsteen..).

Grazie anche alla santa brevità di GOLDSTAR e alla loro (apparente) giovane età, per questa volta i Sophs si fanno perdonare tutto, inclusa la derivatività di cui si diceva. Promettendo di non essere così benevoli alla prossima occasione.

The Sophs - GOLDSTAR
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Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

Di Antonio Vivaldi

Nello scorso secolo e in parte di questo ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' stato autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". In epoca più recente ha curato con John Vignola la riedizione in cd degli album di Rino Gaetano e ha scritto saggi su calcio e musica rock. E' presidente della giuria del Premio Piero Ciampi. Il resto se lo è dimenticato.

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