nico desertshore front

NICO, DESERTSHORE E L’ANNOSO PROBLEMA DEI GRANDI DISCHI RIVISITATI

 

nico desertshore front

 

 

di Flavia Ferretti

1970

Parlando di Desertshore siamo sicuri di  utilizzare il termine capolavoro senza incorrere in  forzature; un disco che può essere annoverato nella  sezione  “musica classica” del ‘900 e sfigurare neanche un po’.
Nico, indolente per natura e necessità, lo compose nel 1970 dopo il sorprendente The Marble Index;  a differenza di quanto precedentemente e successivamente prodotto, qui lo spazio e  le melodie vocali si rincorrono senza affanno, complici nel  creare un’atmosfera rarefatta e  mitigata nelle asprezze. A partire dal primo, folgorante brano Janitor of Lunacy (voci non confermate lo vogliono dedicato a Brian Jones) si impone all’ascoltatore l’assoluta originalità di questo  lavoro  e l’impossibilità di inserire queste canzoni nella scrittura tipicamente “rock”. Sono davvero superbe The Falconer, All That Is My Own, epica ed ellittica, My Only Child;  dolcissime Afraid  e Le petit chevalier sussurrata dal piccolo  Ari (figlio di Nico e, a quanto si dice, di Alain Delon); emozionanti  nella composta fierezza i brani in tedesco, Abschied e Mutterlein. 

desertshore back

La copertina – leggendaria – restituisce l’immagine della vastità del deserto, con Nico a cavallo e  Ari subito davanti a tenere le redini; la back side rafforza l’immagine del nessun luogo con la cantante in tunica vagamente monacale e stivali coperti di polvere; sono scatti provenienti dal film che la vede anche  protagonista, La  cicatrice intérieure  di Philippe Garrel. Insomma Desertshore è sicuramente il vertice  artistico di Nico, prima che si perdesse in altre storie quotidiane  meno felici.

2007-2013

desertshore tg

Dichiarazione di intenti: rileggere Desertshore, disco-feticcio per Peter Christopherson, detto Sleazy, uno dei componenti del gruppo industrial-crudele Throbbing Gristle. 

Proponimento non semplice in teoria e nella sostanza ancor più difficoltoso,  vuoi perché cimentarsi con un capolavoro è arduo di per sé, vuoi perché il mark dell’autrice,  tra echi  medioevali e candele accese, ha una granitica  coerenza  di stile,  via John Cale (1). E qui, nel parterre di artisti che partecipano alla rilettura, si salvano quelli che rimangono  più fedeli al nocciolo duro del disco originario: le melodie  aeree, quasi epiche  di Nico.
Molto intensa la Janitor of Lunacy di Antony,  che come  una piuma scivola sulle temibili discese e salite vocali della melodia,  cui conferisce uno straniamento quasi bambinesco; cosa che intenzionalmente  non avviene in Le petit chevalier, intonata dalla voce stentorea  di Gaspar Noè  e che offre una interpretazione da porta socchiusa di un  film horror, genere che Nico amava molto e chi scrive meno.
Convincente  e dentro il brano The Falconer cantata da Marc Almond con calibrata padronanza vocal-teatrale; il nostro aveva tra l’altro  duettato molti anni fa con Nico in Your Kisses Burn (sull’album The Stars We Are). Arriviamo quindi ad Afraid, il momento più morbido e disteso dell’album originario, che qui viene  straziato da un monocorde e sciatto cantato dall’ex pornodiva Sasha Grey che non trova riscatto. Cestinare.

httpv://www.youtube.com/watch?v=ClSUT3ZMiVs

Nico – My Only Child & All That Is My Own

 

Meglio All That Is My Own della Throbbing Gristle Cosey Fanni Tutti, incapsulata in detonazioni che si rincorrono un po’ in tutto il disco, conferendo al progetto una visione da  bolgia sonora; a mio personalissimo parere sarebbe stata la cifra adatta ad una rilettura  di  The Marble Index, disco precedente di Nico, ma anche qui Cale rules  con vertici difficili da raggiungere.
Ritornando a Desertshore, i  brani in tedesco sono affidati a Blixa Bargeld  e ahimé scanditi con malagrazia. Sorry Blixa- we love you  anyway.
Un progetto difficile,  che sappiamo  stava  molto a cuore al curatore Sleazy che ci guarda con aria un po’ truce dalla foto del libretto; come alcuni sanno Nico odiava essere nata donna; che sia la sua reincarnazione quella che ci porge questo disco?  E ora che Christopherson è morto (novembre 2010), la seconda reincarnazione, se c’è, chi è?

nico 3 peter chistopherson

(1) La prima session del progetto Desertshore fu un happening di 12 ore (!) all’Institute of Conteporary Arts di Londra, poi pubblicato in un cofanetto di 12 cd. Poco dopo tuttavia, Genesis P-Orridge lasciò il gruppo durante un tour europeo e l’idea sembrò definitivamente destinata al dimenticatoio con la morte Christopherson. Sono stati gli altri due componenti del gruppo, Chris Carter e Cosey Fanni Tutti, a terminare l’album sotto forma di tributo all’amico Sleazy utilizzando vari ospiti per le parti vocali. Il lavoro comprende anche un secondo cd di materiale originale, The Final Report, in verità non troppo interessante.

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