Articolo: Rock e letteratura - Freud, Jung e il rock’n’roll

Articolo: Rock e letteratura – Freud, Jung e il rock’n’roll

Il lato b del rock’n’roll.

Articolo: Rock e letteratura - Freud, Jung e il rock’n’roll

In Temporary Like Achilles, un Bob Dylan particolarmente audace perlustra un corpo femminile come se fosse una casa in affitto e il suo desiderio si sofferma sulla seconda porta d’ingresso (“I’m looking at your second door”). Sta ovviamente contemplando il lato b della ragazza. Una predilezione che sarà resa ancor più esplicita dall’interpretazione dei Doors del classico Back Door Man, in cui Jim Morrison sfoga tutta la sua ossessione per il sesso anale.

Freud e Jung sbarcano in America

Nel 1909, mentre Sigmund Freud e l’allievo Carl Gustav Jung sono insieme a bordo del transatlantico che li sta conducendo in America per la prima volta, Freud dice a Jung: “lo sanno che gli stiamo portando la peste?”. L’Europa era già stata contagiata dal morbo della psicoanalisi. Nelle arti ciò era dimostrato dal Dadaismo e dal Surrealismo, movimenti imperniati sulle possibilità offerte dall’inconscio a discapito del controllo esercitato dalla ragione, dalla morale e dai fondamenti della civiltà. Non a caso Freud definisce la psicoanalisi come il terzo insulto arrecato al narcisismo dell’umanità, dopo la rivoluzione copernicana e il darwinismo. Tocca ora all’America?

Andare oltre la coscienza significa confrontarsi con nuovi mostri e col caos dei nostri recessi più profondi. Se l’inconscio diventa la mitologia imperante, l’uomo razionale rischia di disintegrarsi. La psicoanalisi corrode e mina le basi della società liberale e i Doors sono la dimostrazione vivente che la peste negli anni sessanta aveva ormai attecchito anche negli USA. I loro concerti vanno intesi come sedute spiritiche, dei rituali per passare dall’altra parte della consapevolezza e liberare il caos che è in noi.

La sessualità di Jim Morrison

Jim Morrison sprigiona sessualità dal palco, surfa sull’energia creata col pubblico, ma il suo non è il messaggio d’amore dei figli dei fiori, è qualcosa di freudiano e senza compromessi: “Father, I want to kill you / Mother, I want to fuck you” (The End). Nessuno più dei Doors raccoglie l’invito ad aprire le porte della percezione, grazie all’LSD, insito nei versi di Mr Tambourine Man. “Portami in un viaggio sui vortici della tua nave magica / I miei sensi sono stati messi a nudo / E le mie mani hanno abbandonato la presa / Le mie dita dei piedi paralizzate / Aspettano soltanto che i tacchi degli stivali si mettano in cammino”. E’ una realtà rovesciata che ha abbandonato gli schemi della convenzione sociale.

 

Freud e Jung litigarono. Come sempre accade, il discepolo supera il maestro. Jung studia l’alchimia e aderisce allo gnosticismo. Esplora i sotterranei della sua anima, strato dopo strato, e lì incontra diverse figure mitologiche. Si lascia incantare da simboli e metafore a rappresentare l’esistenza di un patrimonio archetipico e – si faccia attenzione – genetico che accomuna tutte le anime di derivazione ariana. E’ questo l’inconscio collettivo, ma è collettivo fino a un certo punto. Per parteciparvi ci vuole il sangue adatto. Jung smette i propri panni borghesi, abbraccia le seduzioni dionisiache della filosofia nietzscheana e dà vita a una controcultura che si contrappone alla morale giudeo-cristiana, in nome della riscoperta rivitalizzante dell’uomo germanico, dell’eroe wagneriano. Accedere – come lui dice di saper fare – al regno dei morti e contattare gli antenati significa ristabilire la mistica connessione con il sedimento indoeuropeo primordiale, incorrotto da civiltà e buone maniere.

Bob Dylan e sant’Agostino

Il suo è un programma di proselitismo che si appresta a varcare il recinto della clinica e di fatto segna la fine sia del progetto della Città di Dio concepito da sant’Agostino che del puritanesimo. Segna il ritorno del paganesimo contro cui appunto Sant’Agostino combatteva, e il ritorno delle eresie e dell’edonismo contro cui i puritani si scagliavano. Solo Dio e quindi la Chiesa possono, secondo Agostino, ispirare la città terrena. Non le credenze magiche, non le invocazioni degli spiriti. La sua, come quella del puritanesimo, era una battaglia per la sobrietà.

Si è fatto un gran parlare su chi sia il personaggio storico a cui fa riferimento il brano I Dreamed I Saw St. Augustine. Come ha detto in un’intervista, Dylan lo compose in un periodo in cui si occupava “della paura e del diavolo con grande timore”. E se lo prendessimo alla lettera dichiarando che il sant’Agostino della canzone è appunto semplicemente sant’Agostino? Nella canzone il santo si aggira come un mendicante in cerca proprio di quelle anime che si sono vendute al diavolo. Conserva una certa regalità (“un manto d’oro”) e sprona con voce incalzante i potenti. Ma il suo impeto è cosa effimera.

 

Nell’ultimissimo verso Bob Dylan abbassa la testa e piange. Ammette infatti di essere tra coloro che hanno ammazzato il santo. Quando? E’ una storia che comincia molto tempo prima. Il viaggio in transatlantico degli psicoanalisti e le improvvisazioni sul palco di Jim Morrison sono soltanto alcune delle tante tappe di una storia infinita.

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Trevigiano di nascita e romano di adozione. Nel maggio 2016 ha pubblicato “Ballando con Mr D.” sulla figura di Bob Dylan e nel maggio 2018 il suo nuovo libro, “Da Omero al Rock”.

Marco Zoppas

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Trevigiano di nascita e romano di adozione. Nel maggio 2016 ha pubblicato “Ballando con Mr D.” sulla figura di Bob Dylan e nel maggio 2018 il suo nuovo libro, “Da Omero al Rock”.

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17 Responses

  1. Dianella Bardelli ha detto:

    Ciao Marco, bellissimo articolo, molto interessante, peccato un po’ corto, avrei voluto saperne di più, comunque grazie

  2. Dianella Bardelli ha detto:

    Prego, a rileggerti presto

  3. Laura Magi ha detto:

    Interessante , in alcuni punti un po’ sconnesso ma un filo di connessione c’è sempre. Grazie

  4. riccardo uccheddu ha detto:

    Bell’articolo, documentato ed in certo modo, anche audace.
    Alcuni rockers hanno saputo affrontare con una certa finezza temi piuttosto scabrosi, ma che comunque appartengono al nostro inconscio ed al nostro vissuto.
    Capita di rado, per,ò di trovare articoli che si occupino di questa problematica.
    Ciao.

  5. Marco ha detto:

    Penso di non aver mai letto tante stupidate e castronerie su Jung, tutte insieme, in così poche righe. Jung gnostico? Mah…Il sangue giusto per accedere all’inconscio collettivo? Mai letto da nessuna parte. Accedere al mondo dei morti…l’eroe germanico…ma di cosa parli?
    Se non siete sicuri di avere capito l’opera di un autore evitate di esprimervi.

  6. Marco Zoppas ha detto:

    Vedo dal tuo tono che pensi di conoscere Jung meglio di chiunque altro.
    Per i legami tra Jung e gnosticismo basta scrivere le due parole in un qualsiasi motore di ricerca su internet e si troveranno molti studi al riguardo.
    Sull’ambiguita’ nel rapporto tra Jung e nazismo puoi fare lo stesso tipo di ricerca, e’ stato scritto molto in proposito.
    Riguardo ai morti, basta leggere “I sette sermoni ai morti” scritti dallo stesso Jung e ispirati al pensatore gnostico Basilide

    • Marco ha detto:

      Conosco Jung come dovrebbe conoscerlo chiunque frequenti una scuola di psicoterapia junghiana, quindi penso di avere il titolo di dire la mia in merito. Se pensi di poter trarre conclusioni su un autore della complessità di Jung associando due parole su un motore di ricerca ti sei già commentato. Solo per completezza di informazione, nel volume 11 delle opere “psicologia e religione” si difende esplicitamente ed in modo esteso da quella che lui considerava essere una diffamazione (essere gnostico). Nello stesso libro c’è il sermone ai morti ma mi pare ovvio a che non debba essere interpretato letteralmente ma in chiave psicologica, cosa che Jung stesso ribadisce all’inizio di TUTTE le sue opere. Sui legami fra Jung e nazismo poi si tocca l’apice dell’asineria, perché in primo luogo non é responsabilità sua se certi ne hanno strumentalizzato e fuorviato gli scritti ed in secundis penso che le caratteristiche fondamentali dell’inconscio collettivo (atemporalità, universalità, conservazione dei temi fondamentali a prescindere dal luogo e cultura di riferimento) siano ormai date per scontate…anche perché altrimenti verrebbe meno la base della teoria degli archetipi. Di conseguenza dire che per accedere all’inconscio collettivo serva il “sangue giusto” (ariano…) significa non aver mai aperto Jung! Ah scusa, dimenticavo che bastano i motori di ricerca!

      • Marco Zoppas ha detto:

        Vuol dire che tutti gli autori che hanno ravvisato legami tra Jung e gnosi e tra Jung e nazismo sono degli asini? Qui non c’è più discussione. Esiste nei seminari tenuti da Jung sullo Zarathustra di Nietzsche, nel periodo 1934-39, un passaggio in cui Jung definisce il Mein Kampf di Hitler “un libro veramente straordinario” (“that most extraordinary book”). Ho la pagina davanti ai miei occhi, qui c’è poco da travisare. Segnalo a chiunque voglia farsi un’idea sull’argomento il saggio “The Jung Cult” di Richard Noll. Poi ognuno può trarre le proprie conclusioni senza dogmatismi e senza attaccare la controparte. Non pretendo di arrivare a comprendere un genio come Jung, che per molti versi mi affascina e allo stesso tempo non riesce a convincermi

        • Marco ha detto:

          Guarda che ci sono autori, spesso in malafede e a volte solamente incompetenti, che hanno scritto che una tecnica terapeutica junghiana preveda l’uso dei tarocchi. Io fra un detrattore, un incompetente e l’autore dell’opera prendo per buona l’opinione dell’autore…se tu pensi che sia saggio fare diversamente accomodati pure. Su Jung e il nazismo ci sono opinioni controverse, come su tutto ciò che riguarda la sua vita personale. Di certo si dimise dalla presidenza dell’associazione di psicoterapia che dirigeva nel 1939, quando ad essere nazisti c’era solo da guadagnarci. Poi scrisse altri due tomi “civiltà in transizione” in cui non mi risulta essere tenero verso i totalitarismi.
          Quello che però conta oggi é il valore di ciò che ha scritto e il suo uso clinico, perché col gossip non si fa terapia, e ciò che ha scritto non ha a che fare con il mondo dei morti inteso in senso letterale, col sangue giusto e quello sbagliato per accedere all’inconscio collettivo o col “dare vita a una controcultura”, tutte idee che Jung avrebbe aborrito.

  7. Marco ha detto:

    Basta leggerlo senza usare i motori di ricerca. Le opere tradotte in italiano sono tutte pubblicate da Bollati Boringhieri. Certo che se, come alcuni fecero al tempo, si accusa un autore di fare teologia (parlo delle critiche a Risposta a Giobbe) quando nella prima pagina del libro c’è scritto “questo non é un testo teologico ma psicologico perché io non sono un teologo ma uno psicologo” capisci che la malafede é ovunque.

    • Marco Zoppas ha detto:

      Domanda: tu dici “io fra un detrattore, un incompetente e l’autore dell’opera prendo per buona l’opinione dell’autore”. Allora perché se ti cito l’opinione dell’autore – il Mein Kampf di Hitler era “un libro veramente straordinario (“that most extraordinary book”) – dici che questo è gossip?
      Se permetti i seminari su Nietzche me li sono letti in originale. Non sui motori di ricerca, come tu insinui (hai sempre bisogno di sminuire quello che gli altri fanno?)

      • Marco ha detto:

        Mi sembra di aver già risposto. I fatti della vita personale di Jung sono da sempre fonte di controversie e interpretazioni. A me non interessano, sono gossip per quanto mi riguarda, perché sapere se a Jung piacesse o meno il mein kampf non mi aiuterà per un solo secondo di fronte a un paziente. Invece mi interessa la validità generale della teoria dei complessi, di quella degli archetipi, di quella dei tipi, il suo metodo di analisi dei sogni ecc…
        Noto comunque che eviti accuratamente di tornare alle fesserie che hai scritto nel tuo articolo, vedo che siamo ad alti livelli di maturità.

        • Marco ha detto:

          Fondamentalmente é questione di capire se chi studia Jung lo considera come una forma di semidio messianico venuto a salvare la psicologia occidentale, ed allora si é di fronte ad un fanatico che in quanto tale non perdonerà al suo semidio alcuna imperfezione, oppure se si é in grado di considerare Jung un uomo geniale ma pur sempre un uomo pieno di difetti. Se si é più vicini alla prima posizione ci si fermerà ad analizzare quante volte al giorno Jung andasse in bagno e si cercheranno significati mistici dietro questi numeri misteriosi. Se si ha un approccio più realistico, e direi anche più sano, si prenderà Jung con i suoi errori e si userà ciò che ha scritto ponderandolo all’interno di una cornice di fattori storici, politici, culturali, filosofici e scientifici…e non é qualcosa che si può fare a colpi di riduzionismo e sineddoche. In ogni caso, te lo dico col cuore, se avesse modo di leggere che per accedere all’inconscio collettivo serve il “sangue giusto” sono sicuro che si armerebbe di lanciafiamme.

          • Marco Zoppas ha detto:

            Intanto abbiamo appurato che Jung considerava il Mein Kampf un libro straordinario. Se applicare i metodi di uno che potrebbe essere stato originariamente un simpatizzante nazista non ti disturba in nessun modo, io non posso farci niente.
            Tu dici che Jung non utilizzava i tarocchi con i suoi pazienti. Di sicuro utilizzava l’I:Ching, l’oracolo cinese. Cito da un suo saggio dedicato al sinologo Richard Wilhelm: “Per tutte le vacanze estive fui tormentato dalle domande: sono significative oppure no le risposte de I:Ching? Se lo sono, come riflettono la connessione tra la serie dei fatti fisici e quella dei fatti psichici? Continuamente mi capitava di imbattermi in sorprendenti coincidenze che parevano suggerire l’idea di un parallelismo non-causale (una sincronicità, come la chiamai in seguito). Ero così affascinato da questi esperimenti che dimenticai del tutto di prendere appunti, cosa che poi mi rincrebbe moltissimo. In seguito, comunque, quando presi l’abitudine di fare l’esperimento con i miei pazienti, divenne chiaro che un numero significativo di risposte in realtà colpiva nel segno. Ricordo, per esempio, il caso di un giovane con un forte complesso materno. Voleva sposarsi, e aveva conosciuto una ragazza che gli pareva facesse al caso suo; ma si sentiva incerto, temendo che per l’influenza del suo complesso potesse trovarsi ancora una volta sottoposto a una madre che lo dominasse. Feci con lui l’esperimento. Il testo dell’esagramma (cioè il risultato) così diceva: “La fanciulla è potente. Non si deve sposare una fanciulla simile”.
            Da I:Ching, gnosi, alchimia, Wagnerismo e miti nordici come quello di Wotan (tutti interessi coltivati da Jung, solo in seguito in parte abiurati) alle teorie sulla superiorità e particolarità della razza germanica, il passo purtroppo è breve. Questa è la mia opinione. Se qualcuno vorrà farmela cambiare ben venga, ci sono cose in Jung che mi piacciono. Ma non sarai tu quella persona.
            Io a domanda rispondo, non alle offese. Nel tuo primo messaggio parli di “stupidate e castronerie”; nel secondo di “asineria”; nel terzo definisci i detrattori “incompetenti”; nel quarto li definisci “in malafede”; nel quinto parli di “fesserie”; nel sesto addirittura evochi “il lanciafiamme” per chi la pensa in maniera diversa.
            La nostra conversazione mi sta nauseando. Possiamo anche smettere quando vuoi. Noto che eviti di rispondere alla mia domanda: “hai sempre bisogno di sminuire quello che gli altri fanno?”. Qual è il tuo problema?

  8. Marina Montesano Marina Montesano ha detto:

    Intervengo come moderatore del sito per chiedere a Marco di evitare gli insulti: si può (e si deve) discutere senza. Grazie

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