Trap vs Rap

Articolo: Trap vs Rap

Rap vs Trap.

Trap vs Rap

Siamo abituati alle polemiche anti-rap dei rocchettari. Ma ormai, essendo l’hip-hop il genere dominante nel mercato, ci ritroviamo alle prese anche con ‘il rap non è più quello di una volta’, ossia con le polemiche del pubblico rap ‘tradizionale’ verso i giovani adepti della trap. O contro il mumble rap, come pure viene chiamato. Di recente solo Kendrick Lamar ha messo tutti d’accordo, però è davvero un caso unico. Per il resto, quanti hanno apprezzato il suono vintage dell’ultimo Jay-Z, certo non amano la Culture dei Migos. E viceversa.

Per il rap, ecco J. Cole

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J. Cole P & D – 2018

Il disco recente di J. Cole, KOD, è il giusto punto di partenza perché il rapper è da tempo in aperta polemica con la trap. Nell’ultima traccia del disco, 1985, l’attacco è frontale e anche molto ben condotto. A J. Cole non mancano le parole per argomentare. Guardando al futuro dei protagonisti attuali della trap, scrive: “Ora fai fatica  e speri di tornare di nuovo a galla / Ma ti dimentichi che sei emerso solo perché cavalcavi un’onda / Ora sei diventato una notizia vecchia e cominci  a ripensarci / Perché non ti sei mai comprato una casa e hai speso per auto e gioielleria / per un sacco di scarpe e di falsi amici”.

Non sono certo le parole che mancano a J. Cole. Tuttavia il disco, per quanto convinca sotto il profilo dei testi, lo fa assai meno per la musica, che è spesso piatta e non fa esplodere le parole come dovrebbe. Che è poi ciò che più conta nel rap.

Cosa offre il rap di questi tempi?

Anche altre uscite pure molto attese nel settore rap ‘tradizionale’ lasciano perplessi. È il caso del ritorno dei PRhryme, il duo composto dai veterani DJ Premier and Royce da 5’9”. Se il primo disco, conciso e strutturato, aveva fatto vibrare, il nuovo PRhryme 2 lo fa assai meno. Il duo appare spento e mai a suo agio. Anche il nuovo disco da solista di Royce,  Book Of Ryan, nonostante alcuni buoni momenti (Cocaine, Summero On Lock), non entusiasma. E che dire di Dr. Octagon e il suo Moosebumps: An Exploration Into Modern Day Horripilation? Oppure di Czarface & Mf Doom con il loro Czarface Meets Metal Face? O ancora di Vacation In Hell dei Flatbush Zombies? Nessuno dei tre dischi merita un giudizio negativo, ma neppure fa sognare.

Eppure con questi tre nomi siamo in un ambito di rap poco pop-oriented, di area indie, che dunque dovrebbe proporre qualcosa di nuovo. Insomma nessuno sembra avere la forza di Run The Jewels, passati felicemente dall’indie a un settore più mainstream, pur mantenendo intatte le qualità. Fa molto meglio il giovane rapper di Chicago Saba. L’ottimo Care For Me, che lo avvicina al concittadino Chance The Rapper, è sobrio e privo di hit immediati. Però stupisce con arabeschi sonori (Calligraphy) e testi molto belli. Sicuramente un disco da tenere d’occhio per le classifiche di fine anno.

Oppure val la pena di segnalare un altro ritorno: quello di Del the Funky Homosapien, con Del the Funky Homosapien & Amp Live – Gate 13. Ottimo rap (soprattutto la prima parte) suonato e con molti echi vintage.

Mentre la trap sbanca

Se ci si volge alle classifiche, è evidente che questo è il momento della trap. Cardi B e Migos, che sono poi tra le uscite più consistenti, l’hanno dimostrato. Artisti con dischi più interessanti e ricchi musicalmente dei loro, come quelli di Kali Uchis e Janelle Monae, faticano a tenere il passo e piacciono più alla critica che al pubblico. La pletora di Lil’ e Young (segue nome) che impazzano in questo momento offre spesso ben poca sostanza. Si prenda come esempio il nuovo Lil’ Xan, che con Total Xanarchy ha prodotto un disco del quale si può ascoltare solo qualche hook qui e lì, ma che per il resto è una nullità totale. Poi però non è detto che debba andare sempre così. A un certo punto esce un disco come quello di Young Lean, molto piaciuto a TTR lo scorso anno, e allora si vede che dal mucchio può venir fuori qualcosa di nuovo e di toccante.

Il caso XXXTentacion

In parte quest’anno lo stesso può dirsi di XXXTentacion e del suo ?. Un disco che quasi nessuno ha voluto recensire per la storia di violenza che accompagna il giovane emorapper appena ventenne. In particolare sono gli abusi contro la sua compagna ad averlo reso infrequentabile per la critica. Non per il pubblico, però, che ha spedito ? dritto in cima alle classifiche. XXXTentacion, più che nella trap, si può inserire a buon titolo nel filone emocore. Come il precedente 17, anche ? è pieno di canzoni di depressione e tentazioni suicide.

È anche un assurdo pastiche di generi differenti. Quasi tutti i brani sono brevissimi: un paio di episodi riflettono la passione di XXXTentacion per il metal hardcore. C’è un episodio latino privo di senso, ma risollevato dal titolo (I Don’t Even Speak Spanish LOL). C’è ottimo rap in compagnia di Joey Badass su Infinity. Non è un bel disco nel complesso però i momenti interessanti non mancano. Ed è anche testimone della follia del mercato attuale, perché su ? non c’è niente di commerciale in senso tradizionale

Conclusione: trap o rap?

Finisce altissimo nelle charts anche Post Malone con il suo Beerbongs & Bentleys. Il trapper bianco è uno di quelli che si sono infilati nel filone sfruttandolo con furbizia. Tatuaggi in faccia (ma senza esagerare) che occhieggiano all’emorap. Hooks a profusione. Qualche featuring di peso tipo 21 Savage. Un po’ di trap e qualche cenno rock. Le composizioni non lasciano però alcuna traccia dopo i primi ascolti.

 

Difficile esprimere un giudizio complessivo sulla situazione. In termini di classifica, trap ed emocore la fanno da padroni, ma spesso la qualità è assente. Come il rock, anche il rap produce tanto, ma quanti saranno i dischi che alla fine del 2018 continueremo ad ascoltare? Trap o rap, per ora l’anno in corso non ha visto nulla di sorprendente. A sorprendere è piuttosto la difficoltà di interpretare i mercati e i gusti del pubblico.

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Marina Montesano

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