Laura Stevenson a P.A.L.C.O. – 18 ottobre 2026, Genova, Villa Bombrini. 

Laura Stevenson, da Long Island, New York, ha percorso, nella sua carriera, strade differenti; prima collaborando con il collettivo Bomb The Music Industry! quindi come solista. Una manciata di album, tutti interessanti ma un po’ sacrificati nella distribuzione. Notevole il corrosivo Cocksure, che risale ormai a una decina d’anni fa.

Una Laura Stevenson  in versione voce e chitarra

Invitata ad aprire la sessione invernale di P.A.L.C.O. (rassegna che mira a coinvolgere le periferie di Genova) Stevenson ha proposto un set totalmente solitario e acustico, alternando “brani tristi e brani allegri”, come ha più volte sottolineato. Il repertorio proviene in gran parte dal più recente Late Great (2025) dove però è accompagnata da una band. Una voce sorprendente, con vocalizzi raffinati e un fingerpicking semplice, ha mostrato le qualità della cantautrice anche in un contesto spoglio della sezione ritmica. Breve set con molti brani,  due dedicati al divorzio, uno alla madre e uno alla figlia, per dimostrare, forse, cambiamenti e nuove priorità, come l’impegno in musicoterapia. Insomma, per chi aveva in mente gli episodi più aspri, quasi punk degli inizi, una bella sterzata. Nella scaletta, di tanto in tanto, sono affiorate atmosfere familiari, ballate vigorose tipo Alanis Morissette, o quadri esistenziali alla Suzanne Vega; persino, azzardando un po’, la nobile arte del concittadino Paul Simon.

Bella musica, quindi, e una piacevole sorpresa nella classica serata “da lupi” a rischio pioggia, ringraziando sempre chi ha organizzato, come  le Associazioni Culturali Lilith e Metrodora assieme al negozio Flamingo Records. Ottimo il fondale offerto dalla monumentale architettura di Villa Bombrini, nel quartiere ex-operaio di Cornigliano: una bella sala da feste con caminetto e grande lampadario a gocce. 

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Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo.

Di Fausto Meirana

Recensore di periferia. Istigato da un juke-box nel bar di famiglia, si cala nel mondo della musica a peso morto. Ma decide di scriverne  solo da grande, convinto da metaforici e amichevoli calci nel culo.

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