Terzo disco per Basia Bulat.
La canadese Basia Bulat arriva al suo terzo disco con Tall Tall Shadow e conferma le qualità positive dei precedenti. E’ una cantante e una cantautrice alla quale non mancano né le qualità interpretative né la capacità di scrivere belle canzoni: sia che si tratti di quelle più veloci, come per la title track o per Wires, sia nei momenti più sommessi, che qui sono rappresentati da Five, Four o dall’ottima Paris Or Amsterdam. Prodotto da Bulat insieme a Mark Lawson (responsabile di The Suburbs degli Arcade Fire) e Tim Kingsbury (degli stessi Fire) Tall Tall Shadow segue Oh, My Darling del 2007 e Heart of My Own del 2010.
I paragoni con chiunque, da Joni Mitchell a Feist, abbondano, ma la voce di Bulat è unicamente straordinaria. A suo agio nel cantare sia versi tranquilli e discreti che ritornelli con lo yodel, il suo ricco timbro è diverso da quello di qualsiasi altro artista di oggi.Eccelle poi nell’immaginare arrangiamenti al di fuori del consueto, come per l’handclapping che punteggia un altro passaggio di rilievo: Promise Not To Think About Love. Nel complesso, insomma, Tall Tall Shadow viaggia ad alti livelli e potrebbe essere la prova più riuscita per Basia Bulat, rivelando una certa anima pop al di là di quella folk alla quale siamo soliti associarla. Ancora le mancano, per elevarsi al di sopra della folta concorrenza, picchi compositivi di quelli che torni ad ascoltare più e più volte. Ma se pure non dovessero mai arrivare, c’è abbastanza talento da accontentare gli amanti del genere.
7,5/10
