
di Marina Montesano
Nel 2007, Panic Prevention aveva fatto scoprire in Jamie T (al secolo Jamie Alexander Treays) un artista dal talento grezzo ma indiscutibile; sulla scia degli Joe Strummer e Billy Bragg, ma decisamente aggiornato per nuove generazioni e nuove disperazioni, con un occhio ai ritmi che hanno conquistato le città inglesi (il dub, l’hip hop); senza dimenticare una buona dose di humour pure molto British. Due anni più tardi Kings & Queens era stato una conferma, più rifinita ma forse anche meno immediata, di quel talento. Poi cinque anni di silenzio, che sono veramente tanti per un musicista quasi ancora agli esordi, e dunque il ritorno con Carry On The Grudge è carico di aspettative che, va detto subito, non sono deluse. Che questi cinque anni non siano stati facili lo dimostrano i testi, a partire dal finale doloroso della bellissima Turn On The Light, uno dei momenti migliori del disco (Portami lontano dal dolce fetore della città/Dove gli amici si tradiscono l’un l’altro/ E io sono solo un altro amante per un’amica), ma anche dal tono più sobrio che pervade le canzoni. Non mancano tuttavia i richiami al ‘vecchio’ Jamie T con le rutilanti Zombie e Rabbit Hole. Verso la metà Mary Lee e Trouble sono gli episodi meno incisivi, ma nell’insieme il disco è coinvolgente e convincente per i suoi tre quarti d’ora e conferma Jamie T ai vertici della tradizione del rock UK d’autore.
8,4/10
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Jamie T – Don’t You Find
