Cannonball, l’atteso debutto dei Man/Woman/Chainsaw si rivela una piacevole sorpresa.
I Man/Woman/Chainsaw hanno saputo creare il giusto hype attorno alla loro proposta artistica: grazie a concerti incendiari e a una presenza costante nella scena DIY della capitale britannica, il giovanissimo sestetto è riuscito a cementare uno zoccolo duro di fan e a sedurre la critica ancora prima di entrare in studio di registrazione. Di loro si sta parlando tanto e, soprattutto, si sta cercando di incasellare il loro sound in coordinate note; con scarso successo. Ovviamente si fa ricorso all’onnipresente post-punk per fornire un orientamento sicuro, ma basta ascoltare con attenzione per capire che qui c’è ben altro.
L’album e i suoi riferimenti principali
Cannonball è un lavoro ambizioso, colorato e spesso esuberante, capace di mettere sul tavolo una quantità di idee sorprendente senza rinunciare alla cosa più importante: le canzoni. Il suono è una contaminazione continua tra art-rock, indie-pop, chamber-pop, qualche spruzzata di shoegaze, aperture teatrali e una buona quota di pop di classe in grado di soddisfare i palati più variegati. L’album passa, nel giro di pochi minuti, da chitarre sporche a violini raffinati, da melodie cantabili a deflagrazioni rumorose dalle sfumature oscure. Questa è la loro cifra stilistica più evidente. Sono stati fatti richiami a band come Black Country New Road, o ai Black Midi e ci sta. Ma, ancora di più, è difficile non pensare agli Arcade Fire delle origini, quelli che trasformavano l’indie-pop in qualcosa di grandioso senza perdere il senso della melodia. Allo stesso modo, nell’eleganza teatrale un po’ scomposta, si possono anche trovare contatti con The Last Dinner Party. Riferimenti utili, ma che non esauriscono la personalità in formazione dei Man/Woman/Chainsaw.
Le canzoni di Cannonball
Si parte benissimo con Only Girl. Il biglietto da visita è ottimo: pianoforte, chitarre e violini che sembrano esplodere sulle note di una melodia orecchiabile particolarmente azzeccata. Vera Leppänen alla voce completa il tutto alla perfezione. Si procede con Canyons, una ballata più lenta e nervosa, qui al microfono abbiamo anche Billy Ward che dà poi il meglio di sé nella successiva Goddamn, Lizard Man! Cupa, teatrale e rock con uno sguardo a Nick Cave che non guasta. Il contrasto vocale, se non si fosse capito, è un valore aggiunto.
Il vero punto forte dell’album è senz’altro Nosedive, il brano in cui tutte le anime del gruppo trovano un equilibrio. Elettronica, pop, chitarre e voci riescono a mescolare l’abbondanza degli elementi senza farsi travolgere. La seconda parte del disco è forse meno immediata, ma lascia ben sperare dal momento che anche le parti meno dirompenti sono comunque canzoni ben strutturate. In ogni caso tracce come Get Up And Dance, Flick Of The Wrist e The Thing meritano un’adeguata attenzione.
Cannonball finisce e ci lascia con la voglia di farlo ripartire dall’inizio regalando un piacevole effetto: cresce ad ogni ascolto.
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