Calgolla - IterVina Records

I Calgolla di Iter usano tante  lingue per raccontare, da Berlino, il disagio contemporaneo.

Si dice spesso che il rock abbia perso la capacità di parlare del contemporaneo, e che la maggior parte degli artisti si sono chiusi in uno sterile continuo racconto di sé stessi per non dover affrontare una realtà ormai troppo terrificante anche per essere raccontata in una canzone. Eppure nei bassifondi ancora si muovono artisti che provano a veicolare le problematiche più grandi in versi, e tra questi ci sembra il caso di segnalare i Calgolla, un progetto creato anni fa da Emanuele Calì che si è trasformato in vera propria band con il trasferimento a Berlino.

Come nasce Iter

Iter è un disco che nasce innanzitutto dalla rielaborazione dei testi presenti in una graphic novel, Viaticus, scritta da Calì con il disegnatore Giacomo Della Maria, ed è stato approntato nel corso di due anni di lavoro nella città tedesca, assorbendone tutte le atmosfere e sonorità.

Registrato da una formazione a quattro che comprende anche la chitarra di Marco Papa e la sezione ritmica di Yerko Ursic e Felipe Melo, l’album offre nove brani che musicalmente spaziano nella storia del rock berlinese, con testi principalmente in inglese e un suono chitarristico saldamente ancorato ad un mondo post-rock che può ricordare, ad esempio, i dischi anni 80 dei Fall.

Suoni e lingue del disco

Le iniziali Morning Star e Iter tracciano infatti subito la linea stilistica, con tempi sincopati, chitarre acide, e il tono declamatorio di Calì mentre affronta testi che parlano di viaggi esoterici o sofferte dichiarazioni di resistenza immerse nei riverberi delle due chitarre

In Erdelose Pflanze inglese e tedesco si mischiano in una lenta e catatonica ballata per evocare un legame con la terra distrutta dall’inquinamento moderno, mentre le immagini marine di Frantic Movement ci immergono in un crescendo di chitarre distorte e quasi al limite dello stoner-rock. Calm Waves invece gioca ancora una volta con le lingue, inserendo stavolta termini francesi per descrivere uno stato mentale che passa dalla calma alla tensione con grande facilità, mentre la veemente The Puppeteer interrompe il clima ipnotico dell’album per raccontare di burattinaie e manipolazioni (il testo è stato scritto dalla poetessa Maria Grazia Tonetto).

Con Pupilla Digitale l’album continua il suo viaggio europeo approdando all’italiano, in un brano che ancora una volta continua l’esplosione di rabbia del precedente per descrivere l’incubo tecnologico dei tempi moderni. Il clima onirico della prima parte dell’album torna in Zenobius I, 16, un viaggio nel tempo, con persino citazioni in greco antico, che introduce al tour de force linguistico della conclusiva Dicotomias, dove gli opposti che si confrontano nel testo parlano due lingue completamente diverse (spagnolo nella prima parte, siciliano nel finale).

Se musicalmente il disco è ancorato a stili più che collaudati nel passato, ciò che piace è soprattutto  la capacità di Calì di trovare la lingua più adatta per esprimere la sensazione di ciascun brano, sia essa di rabbia o di disagio.

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Scrive regolarmente di musica dal 1992 per varie testate e siti web di settore (Mucchio Selvaggio, Il Buscadero, Rootshighway, FilmTV). Nel 2009 il suo racconto La Pistola ha ottenuto la Menzione Speciale della Critica al Concorso Quaderni Rock del MEI. Nel 2010 ha pubblicato Rolling Vietnam – Radio-grafia di una guerra (Pacini Editore), nel 2017 il thriller Musical 80 (WLM).

Di Nicola Gervasini

Scrive regolarmente di musica dal 1992 per varie testate e siti web di settore (Mucchio Selvaggio, Il Buscadero, Rootshighway, FilmTV). Nel 2009 il suo racconto La Pistola ha ottenuto la Menzione Speciale della Critica al Concorso Quaderni Rock del MEI. Nel 2010 ha pubblicato Rolling Vietnam – Radio-grafia di una guerra (Pacini Editore), nel 2017 il thriller Musical 80 (WLM).

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