Straight Outta Compton poster

STRAIGHT OUTTA COMPTON

Straight Outta Compton poster

Il discusso film sugli N.W.A. esce giovedì in Italia. Ecco cosa ne pensa TomTomRock

di Marina Montesano

“Straight Outta Compton / Crazy motherfucker named Ice Cube / From the gang called Niggas With Attitude”. Per molti questa è stata la prima frase mai ascoltata degli N.W.A.: l’apertura del formidabile Straight Outta Compton, un disco che nel 1988 avrebbe agitato la scena musicale (e non solo) americana, avrebbe ispirato milioni di teenagers in giro per il mondo, avrebbe inventato il gangsta rap. Per chi scrive, Straight Outta Compton è stato anche l’inizio della passione per il rap, nonché uno dei dischi più importanti e più ascoltati di sempre. Mica poco, insomma; ed è per questo che le notizie circa un biopic (in uscita giovedì anche in Italia) in preparazione sulla storia degli N.W.A. mi avevano lasciata perplessa: il rischio di una pagliacciata che non rendesse giustizia all’importanza della band, nonché ai ricordi personali, mi pareva palpabile.

E invece no. Fortunatamente, Straight Outta Compton è un film perfettamente riuscito, certamente in larga parte per il coinvolgimento diretto di Dr. Dre e Ice Cube, ma anche grazie a un casting e una regia – di F. Gary Gray – perfetti. Ovviamente, l’uscita è stata accompagnata da polemiche, negli USA, e di rimbalzo anche in Europa. Quelle della critica (che però si è espressa largamente in termini positivi) riguardano le scelte che il film compie nel selezionare gli eventi: in particolar modo, la misoginia del gruppo e le accuse di violenze rivolte da due donne a Dre sarebbero state accantonate; che poi è vero solo in parte: ciò che si vede basta comunque a farsene un’idea, se si è in grado di leggere fra le righe. Ma le critiche più interessanti sono quelle che vengono dal pubblico (le potete leggere, per esempio, nel forum dell’IMDB americano) e che paiono ricalcare quelle che accompagnarono l’uscita del disco nell’88. E cioè: che esalta violenza, misoginia e comportamenti antisociali, che magnifica un gruppo di piccoli criminali, che il rap non è vera musica… Mi fermo qui. Non senza ricordare, però, che queste critiche arrivano sempre puntuali quando il tema è il rap e i protagonisti sono negri; mentre, naturalmente, il Padrino è un film sui legami familiari, C’era Una Volta In America un film sull’amicizia e così via.

Veniamo a Straight Outta Compton. Il primo punto di forza risiede nel casting; i giovani attori somigliano agli originali (ovvio nel caso di Ice Cube: O’Shea Jackson Jr è suo figlio) e sono molto bravi nel rappresentarli. Il che ci fa anche porre una domanda: come mai non li si vede più spesso al cinema, magari protagonisti in film di altro genere, dato che le capacità ci sono? Evidentemente il cinema americano non ha abbastanza ruoli per questo ‘tipo’ di attori. Poi c’è la regia, sapiente nel mostrare alcuni tratti importanti della storia con pochi tocchi: per esempio l’origine piccolo borghese di Dre e Cube, che non venivano da un retroterra criminale, al contrario di Eazy-E. Parliamo di loro perché indubbiamente sono i tre protagonisti della storia, anche se Mc Ren e Dj Yella sono pure molto presenti. Così la prima scena ci mostra Dre disteso nella sua camera circondato da vecchi vinili; potrebbe essere la camera di un qualsiasi ragazzo appassionato di musica. Mentre Ice Cube lo vediamo per la prima volta sul pullmino giallo della scuola sul quale fanno irruzione due gangster ‘veri’, e lui prende appunti per le rime. Eazy lo conosciamo mentre cerca di farsi pagare un debito di droga e la polizia compie un’irruzione nella casa. Il punto, evidente nel film, e che corrisponde alla descrizione che apre l’ultimo, recentissimo disco di Dr. Dre, è che Compton è uno dei molti quartieri americani simbolo del fallimento dell’integrazione, passato da essere un luogo per le piccole borghesie nere e bianche, a ghetto di soli negri – visto che i bianchi sono andati tutti via per non vivergli accanto. Ed è per questo che giovani non marginali come potrebbero essere Dre e Ice Cube, si trovano giocoforza coinvolti in storie criminali che non gli apparterrebbero. E che imparano a narrare come nessuno faceva all’epoca.

httpv://www.youtube.com/watch?v=BJWrTwo7XyE

Poi c’è la forza del contesto musicale: con l’esordio nel ghetto fino ai concerti davanti a un pubblico in larga parte bianco; con il senso di minaccia che circonda il tour, culminato con l’arresto a Detroit (formidabili le scene live); o con il passaggio del rap da genere legato alla disco (guardate il primo locale nel quale Dre si esibisce come Dj) a una cosa nuova e a se stante; o ancora con il rapporto tra musica e business. E quella del contesto sociale: il raid della polizia all’inizio è impressionante, una vera scena di guerra che si inquadra nelle politiche di militarizzazione delle forze dell’ordine cominciate proprio negli anni ’80; così come le brutalità della polizia e il modo in cui nasce la canzone-inno Fuck Tha Police: il verso “Black police showing out for the white cop” riceve qui un’illustrazione che mi pare uno dei punti centrali del film.

Ci sarebbe molto altro da osservare e da discutere, ma preferisco non dire troppo. L’augurio è che molti lo vedano con mente aperta, e che il doppiaggio italiano non lo massacri ricorrendo a qualche improbabile slang dialettale. Tipo i Sopranos, per intenderci, dove ogni poco ti aspetti una pubblicità della mozzarella. L’ultima cosa che resta da dire è che questo è un solidissimo film hollywoodiano come purtroppo se ne vedono pochi, uno di quelli dove le storie personali sono importanti, ma si intrecciano perfettamente al contesto, dove c’è spazio per azione e sentimenti. Quindi: sostenitori del cinema indie-d’autore a tutti i costi astenetevi insieme ai bigotti, ai criptorazzisti e ai il-rap-non-è-musica di cui sopra. Il fim è per tutti gli altri.

httpv://www.youtube.com/watch?v=xN-3sTTssQw

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