Television - Elevazione e poesia | Articolo

Articolo: Television – Elevazione e poesia

Television – Elevazione e poesia. Storia di una band che in tre dischi ha cambiato il rock.

Television - Elevazione e poesia

di Ernesto Maurizio Picenni

Notte giocattolo da stringere, le strade erano cosi luminose / il mondo sembrava sottile e fra le ossa e pelle c’era un’altra persona sorpresa di trovarsi davanti ad un mondo cosi vivo / Sono caduto / Ti sei trovata a terra? Non del tutto. Davvero? / Sono caduto diritto tra le braccia della Venere di Milo, mi sono alzato e le ho abbandonate / I miei sensi percepiscono meglio e le mani sembrano guanti / Broadway era cosi medievale, svolazzante come carta. (Venus, 1977)

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Parlare di una band come i Television,  amata follemente al pari del Patti Smith Group è molto strano. Strano perché mi riaffiorano alla mente immagini e suoni di un periodo meraviglioso della scena rock che coincide con l’inizio di una personale ricerca di musiche che fossero la mia colonna sonora perfetta. Un ventenne che si innamorava di una nuova visione rock e che aveva New York e Londra nel cuore.

Television: amore al primo ascolto

Eravamo in pieno furore punk ed io leggevo avidamente su varie riviste musicali di questa nuova musica. Il primo disco che acquistai da fan della nuova onda sonora fu proprio  Marquee Moon dei Television, nell’anno di grazia 1977 in un piccolo negozio di Chiari chiamato “San Faustino”. Ricordo la copertina con la foto della band su fondo nero (Robert Mapplethorpe) e fui folgorato dall’immagine di Tom Verlaine (vero nome Tom Miller) sulla busta interna, un’immagine lontana dal glamour di band osannate dal pubblico.

Altrettanto folgorante fu l’ascolto fin dall’iniziale See No Evil. Taglienti riff chitarristici che annunciavano  un sound spigoloso ma compatto (pensavo ai primi Rolling Stones) e la voce del cantante, tirata fino a raggiungere toni allucinati. Venus (of Milo), dal ritornello avvincente, e Friction, con i suoi evidenti richiami agli Stones e ai Velvet Underground aprivano la strada alla celebre Marquee Moon, più di dieci minuti di magia sonora con Tom e Richard Lloyd che intrecciavano arpeggi di chitarra da manuale e una New York notturna messa a nudo. Una piccola annotazione sul Verlaine chitarrista: nel suo primo singolo Patti Smith riprende Hey Joe, resa famosa da Hendrix, introducendola con una breve poesia e mentre Verlaine suona la chitarra lei declama frasi tipo “il modo in cui suoni la chitarra mi fa sentire
cosi masochista”, un omaggio sia a Hendrix che a Verlaine.

Marquee Moon è un capolavoro di poesia e chitarre acuminate

Quello che un tempo era il secondo lato del 33 giri continua sullo stesso livello: dopo il coro incalza-anima di  Elevation e la più delicata Guiding Light (fonte d’ispirazione per U2 ed  Echo And The Bunnymen) si ritorna al ritmo con Prove It. La conclusione è affidata a Torn Curtain, lenta e avvolgente con le percussioni di Billy Ficca in evidenza; qui tutto è rallentato e avvolto in un canto malinconico sottolineato dalla cupezza di pianoforte e organo.

Nell’edizione rimasterizzata e digipack uscita nel 2003 figurano cinque bonus track, fra cui il  primo singolo dei Television, la stupenda Little Johnny Jewel (part 1 and 2), tagliente e velvettiana. Interessante la presenza di una Marquee Moon in versione alternativa più fluida e meno geometrica e che potrebbe essere tratte dalle session del gruppo (1974) con Brian Eno nelle vesti di produttore. La collaborazione non andò in porto e l’esordio fu prodotto da Andy Johns e Tom Verlaine (esiste un raro bootleg uscito nel 1979, Television with Brian Eno, con registrazioni dal suono peraltro pessimo).

Quando Marquee Moon uscì la stampa parlò unanimemente di capolavoro e tuttora l’album viene considerato come uno dei lavori fondamentali del rock anni 70.

television adventure

Sulle alte colline con la mia eterea amica / guardando tutto il denaro che nessuno potrà mai spendere avverto il tocco della sua mano e quanto essa cancellerà / Ho seguito queste impronte nonostante ricalcassero ogni mio passo / Giorni, siate più di ciò che abbiamo / Non importa quanta si riesca ad attraversarne, è sempre la stessa corrente / Sono in piedi su questi ponti sospesi in un sogno.  (Days, 1978)

Con il secondo album le atmosfere si fanno meno cupe

Nel 1978 esce l’atteso secondo lavoro dei Television, Adventure, copertina rossa in netto contrasto con quella di Marquee Moon, splendida foto di Gerrit Van Der Meer e la produzione affidata a John Jansen (famoso per i lavori con i Rolling Stones) e a Tom Verlaine. Fin da principio Glory fa capire che qualcosa è cambiato. il suono  è  energico ma meno cupo, più solare e trascinante, con moltissima elettricità nell’aria, come dimostrano anche Foxhole e Careful. Days riesce a essere di grande impatto grazie anche a un ritornello subito memorabile. Da lidi lontani appare simile a una visione l’avvolgente Carried Away: tastiere in grande evidenza e chitarre  rallentate ma taglienti – siamo lontani dalle cupe atmosfere del precedente disco, ma la magia resta invariata.

La lenta The Fire ha invece una dimensione più spirituale e quasi magica: chitarra solista  in primo piano tagliente e intensa come poche e canto di grande emotività ben supportato dalle tastiere. L’insieme rimanda alla psichedelia anni ’60 e a gruppi come Quicksilver Messenger service (già evocati in Carried Away), 13th Floor Elevators, Electric Prunes, Moby Grape e  Byrds, tutti molto amati da Verlaine e Lloyd.

L’energia ritorna con la stonesiana Ain’t That Nothin’ che macina riff taglienti e annuncia  una ritrovata magia rock. Chiude  la solenne e lenta The Dream’s Dream, melodia di sogno che cattura l’anima; le tastiere e le chitarre creano magie ed il lavoro di Billy Ficca alla batteria e Fred Smith (da non confondere con il marito di Patti Smith) al basso risulta  discreto ed essenziale..

La versione rimasterizzata e digipack del 2003 propone i consueti brani bonus. La mancata title-track Adventure dovrebbe essere un provino ed è semplicemente un rock’n’roll trascinante ma non all’altezza dei pezzi incisi nel disco. Deliziosa e molto, molto naif è invece la early version di Glory.

Adventure mostra i Television ancora ad altissimi livelli

Al momento della pubblicazione il disco divise la critica: per alcuni la produzione rendeva troppo leccato un suono già perfetto, per altri si trattò di un ottimo lavoro. Personalmente ritengo Adventure un gran disco, schiacciato da un primo lavoro irripetibile. Le canzoni di Marquee Moon  erano frutto di anni di concerti; Adventure invece è il risultato di  otto mesi in sala d’incisione e crea un impatto sonoro meno crudo e cupo rispetto al primo LP, ma la magia e la bellezza sono sempre ben presenti. Amai comunque  molto questo disco e ricordo che rimasi male quando la band, sempre nel 1978, si sciolse per tensioni interne fra Lloyd e Verlaine. Quest’ultimo ammantò di poesia il triste evento: “Ci siamo sciolti in una notte di luna piena; i Moby Grape si sono sciolti così e noi non abbiamo voluto essere da meno”.

La carriera solista di Tom Verlaine

Interrotte le trasmissioni, i Television lasciano spazio alle carriere soliste di Tom Verlaine e Richard Lloyd. Tom Verlaine ritorna a incidere nel 1979 con lo splendido album eponimo. Alcuni pezzi come Breakin’ in My Heart e Last Night erano già presenti nel repertorio della band, mentre ugualmente affascinanti risultano le sconosciute Flash Lightning e Red Leaves. Il lavoro non porta Tom in classifica, ma il suo stile chitarristico influenzerà non poco gruppi come U2, Echo And The Bunnymen, Felt e Teardrop Explodes.

Seguono Dreamtime (1981), fluido e al tempo stesso nervoso, e l’ottimo (e assai new wave) Words From The Front, con la presenza di Lene Lovich che duetta nella dolcissima Postcard from Waterloo e suona il sax nella lunga e sperimentale Days On The Mountain.

Dopo una pausa di sei anni, nel 1987 Flashlight risulta molto curato sia come sonorità sia come immagine di copertina, visto che vorrebbe essere il disco del lancio definitivo del personaggio Verlaine, inclusa lunga tournée europea. Io lo vidi a Milano in aprile – un concerto splendido durante il quale Tom infiammò i presenti, alle mie spalle c’erano Carlo Massarini e Edoardo Bennato. Ancora una volta, invece, al successo di critica non corrisponde quello di pubblico. Un’altra lunga pausa ci porta al 1992 e al lavoro tutto strumentale Warm And Cool, adorabile showcase per il magico tocco del Verlaine chitarrista (la ristampa datata 2005 è rimasterizzata con estrema cura).

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1992: ritornano i Television

Ma il 1992 è soprattutto l’anno che segna il ritorno dei Television in sala d’incisione per l’album omonimo: la band si ripresenta  con le stesse  magnifiche visioni e un suono  aggiornato ma non snaturato, lontano dalle spigolosità di Marquee Moon e più vicino alla dimensione sognante di Adventure, come dimostra in apertura la brillante 1880 Or So. Le ritmate e taglienti She Wrote This e In World, vicine al suono di Flashlight, lasciano il posto alle magie chitarristiche di Call Mr. Lee e alla sognante Rhyme dove il recitativo di Verlaine si fonde con i suoni dolci delle chitarre riportando i Television ai piani alti della creatività (i fantasmi sonori di Carried Away, The Fire o The Dream’s Dream rivivono qui senza suonare nostalgici o semplici fotocopie).

Il rock torna in scena con le appassionate e lucenti No Glamour For Willi e Beauty Trip’ che aprono la strada alla splendida The Rocket, perfetto esempio di come un brano possa suonare potente ed efficace senza cadere in suoni rozzi o da finto rock per radio commerciali. Chiude le danze Mars: i toni allucinati creati dalla voce e da chitarre acidissime fanno sì che il pezzo sia come un viaggio fra il Nick Cave più ispirato e quella meravigliosa See No Evil che apriva Marquee Moon.

Il terzo album del gruppo merita certamente un ascolto attento

In definitiva un disco classicamente Television ma anche in sintonia con il suono del rock anni ‘90. Non entra in competizione con band come Nirvana o R.E.M., ma mostra un gruppo ancora in grado di creare buona musica. Mancano la forza e la profondità  epocali di Marquee Moon così come la sognante psichedelia di Adventure, ma il pathos e la ricerca sonora sono indicazione di una band sia ancora ispirata e motivata. Basta ascoltare il bootleg Live At the Academy NYC 12.4.92 per intuire lo stato di grazia del quartetto; i nuovi pezzi vengono trasfigurati e resi ancora più affascinanti. Tornando all’album ufficiale, va detto che la resa sonora del vinile è impeccabile e più calda rispetto al cd; il disco è stato rimasterizzato con cura e si sente.

Il 1996 non è soltanto l’anno del ritorno sulle scene della poetessa Patti Smith con Gone Again ma riaccende anche l’interesse anche su Verlaine grazie a un doppio cd, The Miller’s Tale: A Tom Verlaine Anthology: il primo disco contiene un concerto inedito a Londra del 1982, il secondo rarità e brani estratti dai vari lavori di Tom. Verlaine  ritorna a incidere nuovo materiale solo con il nuovo secolo: Around esce nel 2006 ed è, per la seconda volta tutto strumentale, mentre Songs and Other Things, dello stesso anno vede riafforare l’energia rock nel consueto e perfetto stile Verlaine.

Un accenno alla carriera solista di Richard Lloyd

Parliamo ora un momento della carriera solista di Richard Lloyd. L’ottimo esordio Alchemy esce nel 1979 in contemporanea con l’opera prima di Verlaine ed è caratterizzato da sonorità anni ’60 e un costante rimando ai Byrds. Field Of Fire arriva ben sette anni dopo ed è inciso per una piccola etichetta svedese. Lloyd ritorna a New York per il live Real Time (1987), con un’energica versione di Fire Engine, già nel repertorio Television. The Cover Doesn’t Matter risale al 2001 mentre nel 2007 esce The Radiant Monkey: entrambi mostrano un chitarrista eccellente alla Stratocaster e un compositore a tratti non troppo convincente. Un’autentica curiosità è invece The Jamie Neverts Story, contenente dieci cover di brani dal repertorio di Jimi Hendrix rivisitati in chiave per così dire newyorkese. Nell’insieme la carriera solista di Lloyd è più in ombra rispetto a quella di Tom Verlaine, ma va considerata comunque dignitosa.

 

 

 

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