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TWEEDY – SUKIERAE (Epitaph – 2014)

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di Renato ‘Campominato’

Spencer Tweedy saluta scherzosamente dicendo: “I am in a boy band called Tweedy”, l’altro nella foto si chiama Jeff ed è suo padre.Per parlare come si deve di Jeff Tweedy dovremmo partire da lontano, dagli esordi con gli Uncle Tupelo caratterizzati dalla difficile convivenza con Jay Farrar, la successiva nascita dei Wilco, che in venti anni di carriera (che si apprestano a festeggiare con una serie di concerti che purtroppo pare non toccheranno l’Italia) sono diventati alfieri di un folk rock multiforme impossibile da etichettare .Non bisognerebbe certo dimenticare la collaborazione con Billy Bragg per Mermaid Avenue, i progetti paralleli non meno interessanti (Loose Fur, Golden Smog) e le produzioni di artisti come Mavis Staples, Low…un sacco di roba, insomma.Il cantautore di Chicago ci facilita le cose con questo progetto più “familiare” che solista, come lo definisce egli stesso per la presenza del figlio 18enne alla batteria che ha collaborato con il padre anche durante il processo creativo (inoltre questi 20 brani sono stati realizzati durante un periodo di drammatici problemi di salute della moglie,il titolo prende spunto da uno dei suoi nomignoli, e ne sono stati ovviamente influenzati), dove sembra quasi voler ripercorrere l’evoluzione stilistica delle varie tappe della propria carriera. Ma non si tratta di uno di quei momenti di riflessione retrospettiva già viste in altri artisti e destinate a passare rapidamente nel dimenticatoio, con Sukierae un Jeff Tweedy in stato di grazia va molto oltre e confeziona uno dei suoi migliori dischi. In questo album, dove le varie sfaccettature del carattere di certo non semplice dell’autore si riversano nei brani, troviamo l’anima più rock’n’roll attraversare territori che vanno dal garage fino alle contaminazioni blues, con quella giusta punta acidula che si accompagna ai momenti più turbolenti o sperimentali, ma dove niente sembra fuori posto.Non mancano le classiche melodie, sospese un po’ tra Beatles, Nick Drake e il miglior Dylan, di cui Tweedy è maestro, tradizionali ballate country, romantiche canzoni d’amore, alcune solari e spensierate, altre più introspettive. Il tutto armoniosamente a braccetto con il retrogusto amarognolo dei testi sentimentali, malinconici e spirituali , in alcuni brani accompagnati dai cori delle due Lucius, Jess Wolfe e Holly Laessig (che partecipano al disco insieme a Scott McCaughey). Questo doppio album è un ulteriore prova del perfetto innesto di questo artista nella folta vegetazione dei grandi della musica e ascoltandolo si viene pervasi dalla sensazione tipica di quei rari momenti in cui, malgrado tutto, le cose filano magicamente lisce e si riesce nell’ardua impresa di eludere l’inquietudine del futuro.

10/10

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Tweedy – Summer Noon

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