Dragonflies: un progetto firmato Harrison/ Godrich
Dragonflies è il nuovo sodalizio artistico tra Dhani Harrison (il figlio di George) e Nigel Godrich, il celebre produttore britannico legato soprattutto ai Radiohead, che stavolta non si limita a stare nella cabina di regia, ma scende in campo come co-autore. Insieme hanno dato vita a una nuova creatura, non si sa ancora se provvisoria o meno. Mettere insieme due nomi del genere è un’operazione che porta inevitabilmente grandi aspettative, ma entrambi sembrano fare di tutto per sottrarsi al peso dei rispettivi curriculum.
I suoni di Dragonflies
Dragonflies è soprattutto un disco di atmosfere, nel quale Godrich può sbizzarrirsi tra sintetizzatori e arrangiamenti sospesi, mentre Harrison porta la sua chitarra e una voce leggera. Il fantasma dei Radiohead aleggia inevitabilmente un po’ dappertutto, ma Dragonflies non è un esercizio di imitazione. Piuttosto ne recupera certe tensioni e le porta verso territori più morbidi e contemplativi. Gli arrangiamenti orchestrali di David Campbell e le percussioni di Joey Waronker completano il quadro dando all’impianto un aspetto sonoro molto curato. Il principale elemento costitutivo del disco ne è anche Il limite maggiore. Dragonflies è talmente concentrato sulla costruzione del suono da lasciare talvolta in secondo piano la canzone. Alcuni brani si dilatano oltre quanto la loro idea compositiva sembrerebbe richiedere e, soprattutto, manca quel guizzo capace di rimanere davvero impresso a fine ascolto. Un po’ quello che è successo proprio quest’anno a Blue Morpho di Ed O’Brien dei Radiohead.
Ci sono anche canzoni
Va detto che ci sono alcuni momenti degni di nota quando viene trovato il giusto equilibrio tra ricerca e canzone. I risultati sono notevoli in Setting Sun, probabilmente il momento più immediato, dove un basso insistente e un ritmo propulsivo fanno da motore a una traccia che riesce a essere sofisticata senza perdere presa. Sul versante melodico emergono Ophelia, malinconica, avvolgente e quasi cantabile, e Straight Line dove il contrasto tra strumenti acustici, elettronica e voce produce uno degli intrecci meglio riusciti.
Alla resa dei conti le luci prevalgono sulle ombre. Ma per apprezzare pienamente Dragonflies bisogna mettersi nella condizione di accettare che il viaggio sia più importante della destinazione.
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