Fra dream pop e shoegaze: la recensione di ZIRP! , quinto album per i DIIV
A due anni dall’ottimo Frog in Boiling Water, i DIIV tornano con ZIRP!, quinto album in studio, affidando la produzione ad A. G. Cook, figura apparentemente lontana dall’universo musicale di Zachary Cole Smith e compagni. Una collaborazione che introduce nuove suggestioni elettroniche senza compromettere l’identità della band, ancora profondamente radicata nel dream pop e nello shoegaze.
Le chitarre riverberate, le distorsioni stratificate e le melodie malinconiche continuano a evocare i My Bloody Valentine e gli Slowdive, ma rispetto alle atmosfere cupe e claustrofobiche di Deceiver e Frog in Boiling Water emerge una maggiore luminosità, quasi un ritorno alla dimensione sognante degli esordi. Una leggerezza soltanto apparente, tuttavia, perché dietro queste sonorità eteree si nasconde una visione profondamente disillusa della società contemporanea.
Come suona il nuovo disco
The Fountain apre l’album con un intreccio di chitarre abrasive e interventi elettronici, introducendo il desiderio di abbattere strutture ormai logore per immaginare un futuro diverso.
Il momento migliore arriva con Dare Me, splendida composizione nella quale i DIIV ritrovano pienamente la loro identità musicale. Le chitarre riverberate si intrecciano in trame delicate e avvolgenti, mentre la voce eterea di Smith sembra dissolversi in un’atmosfera sospesa, attraversata da una malinconia sottile. La componente dream pop emerge con particolare intensità, senza rinunciare alle stratificazioni shoegaze che conferiscono profondità alla melodia. Anche il testo, con il suo desiderio di evasione e la tensione verso qualcosa di irraggiungibile, riflette quella fragilità emotiva che ha sempre caratterizzato la scrittura di Smith.
Particolarmente suggestiva è anche Kid, dalle sonorità delicate e avvolgenti, mentre My Star introduce una dimensione più intima, affrontando il tema della paternità e della necessità di preservare gli affetti in un mondo sempre più instabile.
I temi di ZIRP!
Il titolo stesso, ZIRP!, richiama la Zero Interest Rate Policy, simbolo di un sistema economico fondato sull’accumulazione e sulla promessa di una crescita illimitata. In Trillions, ritmiche elettroniche e melodie quasi spensierate accompagnano una critica sarcastica all’ossessione per la ricchezza, creando un contrasto particolarmente efficace tra forma e contenuto.
Più oscura e inquietante è Evangelizer, che denuncia il potere delle grandi multinazionali, mentre The Crash affronta il declino americano attraverso chitarre dense e abrasive. When the Glow Came for Us, con le sue immagini di distruzione, assume una risonanza particolare alla luce degli incendi di Los Angeles che hanno colpito personalmente Smith. In Us Against You, invece, il caratteristico muro sonoro shoegaze accompagna un messaggio di solidarietà, quasi a suggerire una possibile alternativa all’individualismo contemporaneo.
Meno convincente Idiot in the Sky, episodio conclusivo nel quale la maggiore immediatezza melodica non riesce a compensare una certa debolezza compositiva, lasciando un’impressione decisamente meno incisiva rispetto ai momenti migliori dell’album.
DIIV – ZIRP!: il giudizio
Personalmente continuo a preferire le atmosfere più oscure e la maggiore tensione emotiva dei precedenti lavori. ZIRP! conserva tuttavia il fascino delle sonorità dream pop e shoegaze che hanno reso riconoscibile la musica dei DIIV, arricchendole di nuove sfumature elettroniche e di una scrittura attenta alle contraddizioni del presente. Un album luminoso nelle sonorità quanto inquieto nei contenuti, interessante e a tratti affascinante, pur senza raggiungere la coesione e l’intensità emotiva di Frog in Boiling Water.
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