Queens of the Stone Age – PerfecthMatador Records

I Queens of the Stone Age e un viaggio chiamato Perfecth.

I Queens of The Stone Age sono risorti. Dopo il meraviglioso percorso mistico di Alive in the Catacombs (2024) — che ci ha trasportati in un viaggio nelle catacombe parigine al confine tra la vita e la morte — Josh Homme e la band tornano a far riflettere, lasciandosi guidare da melodie al tempo stesso lugubri e gioiose.

All’esperienza di quasi morte del cantante e al vissuto esoterico delle catacombe, che ha spinto i QOTSA verso sonorità mai esplorate prima, si ricollega il nono album, Perfecth: un lavoro che condensa tutti questi sentimenti in un unicum che distanzia nettamente questo lavoro dai precedenti.

L’iniziale It’s Only Love funge quasi da passaggio carontiano dalle catacombe a una superficie dall’approdo incerto: chitarre soffuse e liriche emotive stabiliscono il tono delle nove tracce successive: “I take a leap over the edge / I don’t attempt to figure out / the why or where / I just don’t care / it’s only love”.

Come dichiarato da Josh Homme, a guidare l’intero album è un mix di amore, desiderio, follia e della saggezza che ne consegue. La traccia seguente, Insignificant Other, somiglia a una ballata nostalgica, se non fosse per il mordente della ritmica che incalza un sentimento effimero (“from forever to for never”).

Con Where The Goth Girls At? tornano marginalmente le sonorità desert rock di …Like Clockwork e resta vivo il concetto di “never felt so alive / like the day I almost died” per poi transitare attraverso la mistica e confusa Mono, che ricorda una sorta di krautrock in versione 2.0.

Perfecth è un disco con diversi momenti introspettivi

La vena introspettiva dell’album prosegue con la ballata From the Cliff, che rallenta ulteriormente il ritmo, e con Easy Street (“wish I could share a bit more / too petrified”). Fra le due è collocata Sunday, scritta a suo tempo da Homme e Iggy Pop e da questi registrata in Post Pop Depression, che sembra evocare un feeling easy like Sunday morning, ma vissuto dopo un’apocalisse.

Il viaggio si conclude con Run Away From The Mob, che culla l’ascoltatore in una sospensione densa di mistero dopo questo percorso tenebroso. Non si ha tuttavia l’impressione di aver davvero terminato il tragitto dall’underworld alla superficie (“yeah wherever you are / in my heart forever more”), quanto piuttosto di avvertire il forte desiderio di riascoltare tutte le tracce, ancora e ancora.

Queens of the Stone Age – Perfecth
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Scrittrice e fotografa per passione, sono un’assidua ascoltatrice di musica indie dai primi anni 2000. Da sempre uso vari formati di visual media per avvicinarmi agli artisti che amo per celebrare il loro talento. Dopo essermi laureata alla University of Leeds, ho vissuto in Inghilterra per 15 anni e non passa giorno che non mi manchi il paese. In Italia e in Inghilterra ho collaborato con varie pubblicazioni musicali. Come dicono alcuni dei miei artisti preferiti: “If you’ve lost your faith in love and music then the end won’t be long”.

Di Nicole Paciello

Scrittrice e fotografa per passione, sono un’assidua ascoltatrice di musica indie dai primi anni 2000. Da sempre uso vari formati di visual media per avvicinarmi agli artisti che amo per celebrare il loro talento. Dopo essermi laureata alla University of Leeds, ho vissuto in Inghilterra per 15 anni e non passa giorno che non mi manchi il paese. In Italia e in Inghilterra ho collaborato con varie pubblicazioni musicali. Come dicono alcuni dei miei artisti preferiti: “If you’ve lost your faith in love and music then the end won’t be long”.

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