Secondo disco per i controversi londinesi Fat Dog: Cancel Me (I’m Tired).
Quest’anno sono usciti dischi come quello dei Sophs e quello dei Man/Woman/Chainsaw che, pur mescolando generi diversi, riescono a restare opere di qualità. Lo stesso si può dire di Cancel Me (I’m Tired), il secondo album dei Fat Dog, anche se la critica finora lo ha accolto con freddezza. Ma facciamo un passo indietro.
Da Londra sud-est alla Domino
I Fat Dog sono nati nel sud-est di Londra nel 2020, durante i mesi del lockdown, e la formazione attuale comprende Joe Love, Chris Hughes, Morgan Wallace ed Ellis D. Prima ancora di pubblicare un singolo si erano fatti un nome con i concerti, tanto chiassosi e fuori controllo che nel 2023 l’NME li definì la band dal vivo più scatenata dell’anno. Nello stesso anno hanno firmato per la Domino e hanno aperto per Viagra Boys e Yard Act. Al primo tour da headliner hanno fatto il tutto esaurito alla Scala di Londra, e DIY Magazine li ha inseriti nella sua “Class of 2024”.
Il primo singolo, King of the Slugs, è uscito nell’agosto 2023: sette minuti a metà strada fra punk e techno, coprodotti da Love e da James Ford, che l’NME ha messo al trentatreesimo posto fra le cinquanta migliori canzoni dell’anno. Nel gennaio 2024 è arrivato All the Same, ripreso il mese dopo in un remix dei Mandy, Indiana. Nel frattempo era diventato una piccola leggenda il batterista Johnny Hutch, detto “Doghead” perché suonava ogni concerto con una maschera da cane in lattice. Nel settembre 2024 ha lasciato la band per dedicarsi alla produzione e al progetto solista The Bar, e alla batteria è subentrato il polistrumentista Ellis D. Dopo il debutto americano al South by Southwest e i passaggi a festival come End of the Road, il 6 settembre 2024 è uscito l’esordio sulla lunga distanza, WOOF.
Cancel Me (I’m Tired)
L’accostamento che mi è sempre venuto spontaneo, in realtà, è quello con i Fat White Family, e non solo per il nome. Rispetto a WOOF, con Cancel Me (I’m Tired) i Fat Dog fanno un bel passo avanti, senza rinunciare a nulla del loro lato “peggiore”. Il disco è volgare e un po’ cheap, e proprio per questo mi piace: in un’epoca in cui perfino il pop si è fatto meta e hyper, c’è qualcosa di liberatorio in una band che non teme l’eccesso di cattivo gusto. Ne viene fuori un disco assurdamente piacevole.
Punk, electro e melodie
Il disco si apre con Smile & Wave, che rimanda ai già citati Viagra Boys ma anche agli Idles. A sorpresa, la seconda traccia, Go Fuck Urself, vira verso un electro-punk ultramelodico. La title track è più cupa, mentre Heart of Darkness è puro revival anni Ottanta: catchy, ma con versi come “But your heart ain’t made of stone/ You’re my bitch and I’m your bone” non è destinata a mettere tutti d’accordo. Shit Love e Bad Dog mandano vibrazioni punk e Hi-NRG.
Al cuore del disco, però, a stupire sono Call It What You Want e Snake. La prima, come anche la successiva Devil, sarebbe stata bene nel repertorio dei Killers prima che scoprissero Springsteen. La seconda è una ballatona ubriaca fra i Pogues e suggestioni country. Chiude Aliens, che parte introspettiva e poi si fa epica.
L’avrete capito: per me sono trentacinque minuti di perfezione. I Fat Dog restano una band caciarona, assurda nei suoi mille richiami, ma sanno scrivere canzoni che entrano in testa e non ne escono più.
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