Cloud Nothings – The Shadow I Remember

La storia di The Shadow I Remember, nuovo disco dei Cloud Nothings.

Forti di una carriera decennale che li ha confermati album dopo album una delle band più prolifiche e apprezzate dell’universo indie, i Cloud Nothing di Dylan Baldi tornano alla ribalta in questo insolito e ancora incerto 2021 con The Shadow I Remember. Undici tracce che si dipanano in poco più di mezz’ora: il nuovo lavoro degli americani è una sorta di microcosmo nel quale, anche grazie all’indole avventurosa e incline alle sperimentazioni del leader, riescono a coabitare armoniosamente le differenti anime della band, a metà strada fra le asprezze del noise e più delicate sonorità pop.

Cloud Nothings – The Shadow I Remember
Carpark Records – 2021

Avevamo lasciato Baldi e soci con il rovente Last Building Burning nel 2018; ad esso è seguito un album interlocutorio, composto e pubblicato durante la quarantena dello scorso anno,  ma dato alle stampe con il più che eloquente titolo The Black Hole Understands. The Shadow I Remember, scritto a cavallo fra questi due lavori, ma registrato posteriormente, ha visto la luce nello studio di registrazione di Steve Albini, ovvero in quell’Electrical Audio nel quale era stato registrato anche Attack on Memory nell’ormai lontano 2012.

Le composizioni di Dylan Baldi & Co.

Tocca alla spigolosa Oslo il compito di aprire le danze. L’intro al pianoforte non deve trarre in inganno. Chitarre distorte, sintetizzatori e batteria si inseguono per tutti e quattro i minuti, ricordandoci che la band ha un’anima decisamente rock. Brano scritto prima della pandemia, suona tuttavia decisamente profetico. “Il mondo che conosco è andato via”, canta Dylan, sullo sfondo di una trama musicale tutta giocata in crescendo, “un contorno della mia stessa decadenza”.

 

Fra i momenti migliori del disco possiamo certamente annoverare Nothing Without You, traccia nella quale Baldi può contare sulla voce di Macie Stewart degli Ohmme,  presenza che ritorna anche nella struggente e romantica, a dispetto del ritmo scatenato, Open Rain, che ci dà una ennesima conferma del talento di Dylan nel confezionare testi mai banali. Particolarmente riuscita, The Spirit Of è veloce e brillante: accelera fino a esplodere sul finale, e sicuramente non sfigurerebbe in un set live. Speriamo dunque di poterla recuperare in un prossimo futuro. Sonorità meno roventi e più pop abitano Nara, traccia che, se musicalmente risulta un po’ piatta, tuttavia ci regala uno dei testi più interessanti dell’album.

“Viveva solo e in silenzio/ Il tempo passava senza un suono/  Ma chiuso in sé stesso era sfiduciato/ Deciso a non farsi trovare mai/ Sai mai chi vuoi essere?/ Per cosa vuoi andare avanti? / Chi vuoi essere? / Per cosa vuoi andare avanti?” si chiede Dylan.

Finale in bellezza per Cloud Nothings – The Shadow I Remember

Il meglio deve tuttavia ancora venire. E la seconda parte dell’album si rivela anche la più interessante. A partire dalla bella doppietta costituita da Am I Something, il pezzo forse più bello del disco, una perfetta combinazione di sonorità veloci e graffianti nella migliore tradizione della band e un testo fra i migliori scritti da Dylan che ci offre anche una convincente prova vocale, a cui segue la ritmatissima It’s Love. Chiudono, gloriosamente, A Longer Moon, traccia che si avvale delle trame elettroniche affidate alla maestria dell’eccellente Brett Naucke, e una splendida The Room It Was, undicesima e ultima canzone di un disco decisamente riuscito.

Cloud Nothings – The Shadow I Remember
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Di Mariangela Macocco

Milanese trapiantata a Parigi, fra filosofia e diritto, le mie giornate sono scandite dalla musica. Amo la Francia, il mare e il jazz. I miei gruppo preferiti ? I Beatles, i Radiohead, gli Interpol e gli Strokes.

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