Bill Holt, i Dreamies e il seminale Auralgraphic Entertainment.
Chi è Bill Holt e perché non si è mai parlato di lui? Approfitto della ristampa deliziosa della pregevole Guerssen per parlarne io a modo mio. Bill Holt era il perfetto integrato americano, insomma una vita come l’interlocutore del bonzo di Jannacci, c’hò la macchina , un bel mestiere, i servizi col bidè…salvo poi arrivare il 1963 che tra l’assassinio di Kennedy, il primo della famiglia, e l’avvento di quattro scalmanati di Liverpool a Holt parte la boccia e nel 1972 molla tutto prima che tutto molli lui e sbanda verso il movimento hippie che più hippie non si può.
Colpito come sulla strada per Damasco da Revolution n.9 nel doppio bianco dei Beatles e da cannoni floreal,i mette su un armamentario casalingo di primordiali Moog, revox e chitarra compone e pubblica sotto lo pseudonimo Dreamies (buon vecchio Isaac Asimov) il qui presente disquisito Auralgraphic Entertainment , uscito nel 1973 e che merita oggi più che mai l’attenzione che gli sto dedicando.
Per devozione il vinile, distribuito all’epoca in maniera spartana e domestica, si divideva in due facciate nominate Program Ten e Program Eleven (giustamente dopo il number nine, number nine…) divise rispettivamente in sei movimenti la prima e sette la seconda, stessa consecutio che troviamo rispettata sull’odierna ristampa.
Chi ha influenzato
Dreamies – Auralgraphic Entertainment è un capolavoro assoluto di collage sonori tra i più disparati, compresi i Fab Four nascosti a dovere, ma, contrariamente alla fonte, inserisce splendide gemme di psichedelia bucolica al sapore di ferramenta, brani acustici accompagnati da una voce delicata e sognante appoggiandole su rumori sapientemente registrati ed assemblati rendendo l’opera un purtroppo misconosciuto seme prodromico a parecchie musiche a venire, dai collage di Steven Stapleton dei Nurse With Wound al folk apocalittico dei Current 93 ai primissimi residenti in quel di Frisco, a Eno e Byrne prima delle ubriacature rispettive soliste nel cespuglio dei fantasmi, e potrei andare avanti infilandoci anche il primo Andrea Tich e i Faust: se non siete curiosi ora, non so come altro stuzzicare le vostre orecchie porta aracnidi, anzi sì, butto lì i primi due Battiato Foetus e Pollution.
La ristampa di Dreamies – Auralgraphic Entertainment
Il primo movimento della facciata A, sottotitolata Song And Sound Collage Combine To Recapture The Joy And Anxiety Of Past Experience, induce a beata ipnosi. Sul secondo si dipana piacevolezza e sul terzo aleggia il Vietnam e jingle pubblicitari mentre nel quarto la dura pioggia e bombardieri danno corpo ad un accenno di ritmo, qualcuno potrebbe sentirci una possibile ispirazione per il Roger Waters a venire nel periodo del muro. Tra l’altro non c’è una percussione in tutto il disco. Il quinto movimento è beatlesiano che manco i Beatles, forse Harry Nilsson. Il sesto che chiude la prima facciata riprende il tema portante in cacofonica intro per indurre a una pace perturbata.
Il Lato B, sottotitolo Leave Your Favorite Listening Spot And Embark On A Lively Holiday Of The Mind, si apre con il primo movimento che è proprio tanto Harry Nilsson sempre vestito con interferenze sardoniche, inquietanti come The Amusement Park di Carpenter. Una marcia delle talpe contraddistingue il secondo e il terzo movimento, musica reiterativa senza pecche intellettuali, il quarto movimento lo avrei candidato come titoli di coda del Doctor Who che prosegue dronicamente nel quinto , un Bill’s Psychedelic Breafast con tanto di sferragliante pentolame. Il sesto movimento mi porta sull’Apollo prima che ci arrivi Eno e la conclusione affidata al settimo è un acido alla fragola sciolto al non compleanno del Cappellaio Matto con Lennon come maestro di cerimonie.
Come l’ho scoperto? Devo ringraziare la pagina FB Pincopanco (grazie Giacomo…) che è fonte di gustosissime info su tutto quello che ci siamo persi da circa 60 anni a questa parte, ergo andarci senza timor, è stupid-free.
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