Dopo cinque anni di attesa torna il progetto Tame Impala con Deadbeat.
Tame Impala, ovvero il progetto dell’australiano multistrumentista Kevin Parker, è tornato con il quinto album, Deadbeat, dopo trepidante attesa. Era infatti dal pre-pandemia (The Slow Rush uscito nel 2020) che l’artista non realizzava un album e un sacco è cambiato in questo periodo soprattutto nella vita personale di Parker, segnata in positivo dalla nascita di una bambina raffigurata in foto nella copertina del disco.
Novità e persistenze nella produzione di Kevin Parker
Il primo singolo End of Summer conferma che Parker ha deciso di allontanarsi definitivamente dalle situazioni sixties-psichedeliche degli inizi (Innerspeaker del lontano 2010), passando ad atmosfere più danzerecce e con ritmiche battenti che non stonerebbero in un festival di musica electro.
Le tematiche delle lyrics non si distaccano dagli album precedenti: si parla sempre di cuori infranti, ansia sociale e solitudine. Basti pensare alla incalzante Loser che forse riporta il vero spirito Tame Impala sia nella sonorità poppeggiante e scherzosa che rimane nella testa dell’ascoltatore per giorni e giorni.
Deadbeat è un album discontinuo
Quello che fa distinguere questo lavoro interamente auto-prodotto nello studio australiano del cantautore è la mancanza di continuità tra una traccia e l’altra, che sembra voler proporre invece un capitolo nuovo ad ogni battuta. Si passa dall’ossessiva Ethereal Connection, chiaramente ispirata alla scena rave australiana, alla melodica e orchestrante Piece of Heaven, per arrivare al pop da classifica di Obsolete o alla super catchy Dracula che con il suo chorus line (run from the sunlight Dracula) è degna di nota.
Tutto sommato un album un po’ hit and miss, ma dal punto di vista musicale interessante e sempre degno di ascolto.
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