Questo È Il Mio Ultimo Album In Italiano: Pivio spiega a suo modo l’esordio in lingua madre.
Piviotico: aggettivo qualificativo, indica una stretta correlazione tra l’urgenza creativa e la messa a disposizione su vinile in modalità definibile auralbulimica. Eh già, nothing can’t stop him, e non uso l’inglese a caso, visto che lui lo ha sempre usato e che ci percula affettuosamente componendo un disco nell’italico idioma ma titolandolo pure come il suo ultimo disco in tal foggia.
Pivio non ha mai perso il suo sense of humor di radice punkettona, ma qui si batte da solo perché ad un titolo ridanciano contrappone non solo nove canzoni, tra cui una cover eccellentissima, ma vi abbina pure nove corrispettivi racconti, bel raccolti in un elegante libretto accluso al vinile, che svolgono funzione maieutica all’ascolto ma che non centrano nulla con quel che scriverò, perché, si sa, non so leggere.
Il no/strano infatti, avendo un lungo avvenire alle spalle con una produzione di dischi solisti tematici, solipsistici e trittici, si è sempre contraddistinto, rispetto alla sua professione condivisa nella premiata ditta Pivio-De Scalzi, autodefinitisi musicanti con la pianola (del film omonimo ne ho già parlato?), tramite una proposta musicale di radice elettronica, figlia di una new wave viscerale mai sopita sin dai tempi degli Scortilla, e sempre con l’onnipotente collaborazione di Marco Odino, allfather di liriche pregnantissime e anch’egli produttivissimo musico alieno alla masse ma caro, come tutti gli dei, ai suoi eletti, presente parzialmente anche in quest’opera con testi e musiche.
Questo È Il Mio Ultimo Album In Italiano inizia con una cover… dal titolo in inglese
Dicevo cover, si perché iniziare il suo ultimo disco cantato in italiano con un titolo inglese è proprio da paravento: Shock in my town del Battiato obliquo viene resa con deferenza e rispetto ma anche con guizzi di originalità palindroma, d’altra parte il brano rimane attualissimo e declinabile, ormai, ad ogni town.
Come imparammo ad amare la bomba, si ok, era il sottotitolo del Dr. Stranamore di Kubrick ma come non collegarla alla parata odierna di, immagino, novelli seguaci del finchè c’è guerra c’è speranza, molto sound eighties con un theremin che mi rimanda invece sia alla space age che ad Ed Wood. Tra l’altro la bomba era pure adorata, come il testo inviata a fare, nel seguito del Pianeta delle scimmie…
Le altre canzoni del disco
Odissea Sulla Terra (dillo Pivio che è un omaggio all’ultimo Bowie) metabolizza una jungle lenta e un jazz di domani, una sua personale stella nera con provocatorio vocoder e dotta orchestrazione che richiama nuovamente il fu vate della cover iniziale. Mi Manchi Tantissimo sarebbe anche un bel singolone di quelli da esclamare “adoro” ad minchiam catodica ma quei suoni in minore lasciano un po’ di consapevole ansia, e poi quel superlativo assoluto che sento dai giovani(ssimi) abbinato alla qualunque, beh, la sa lunga anzi lunghissima. Poesia Iran 2022 viene da lontano e trova qui giustissima collocazione e occasion di riscoperta per chi non la conosceva, etnotecnocratica e di imperaturo memento, Ambiente Ostile flirta con sci-fi e sonorità elettronoise e metalliche rimembranze, Redenzione Immorale, lo sguardo rivolto ad Est, dune sonore sussultano confondendo la marcia verso oasi interiori (cazzo scrivo? Boh, son suggestionabile), si sente che il meno giovane ha esperienza in suonare le immagini per attaccarsi con soluzione di continuità tematica a Semper Fidelis, si, quel motto li, che pare vada ancora parecchio; la base sonora è bella sostenuta, bowiana periodo Scary Monsters, aggiungo al testo, di mio : Si vis pacem para culum. La chiusura è assegnata all’arabeggiante Ogni Giorno Lo Stesso Finale, paradigma xerox di una realtà in cui trova le differenze diventa sempre più arduo; bella canzone, peccato che questo sia il suo ultimo album cantato in italiano.
Un plauso a tutti i musicisti coinvolti ed alla grafica di copertina che ci restituisce un Pivio in versione pala sacra, io avrei accluso come gadgets dei santini, sai che gioia per i collezionisti?
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